mercoledì 11 gennaio 2017

Singles going nowhere

 TRÈS OUI

"Two current and one ex member of Literature: does that make it a supergroup? I think they're super, so yes". Questa la presentazione ufficiale della Square Of Opposition Records, e chi sono io per non essere d'accordo? Nate Cardaci dei Literature (nostra vecchia conoscenza di casa Slumberland) ha infatti dato vita una nuova band chiamata Très Oui, e il prossimo 4 febbraio esordiranno con il primo EP intitolato Singles Going Nowhere, in collaborazione con Austin Town Hall Records, label lanciata dal noto blog di Austin. Cinque canzoni che non si possono definire altro che euforiche e
radiose, con un tocco Eighties di synth qui e là tanto per colorare ancora di più la festa messa in piedi dalla band texana. La prima anticipazione dell'EP è questa energetica Prince Of Pop:


Très Ouoi - Prince Of Pop

lunedì 9 gennaio 2017

What I’d like the most is just to sit around and talk with you

 Tinsel Heart - Hey Boyfriend!

Questa è una di quelle mattine in cui, nonostante tutto, provo un irragionevole ottimismo per le sorti dell'indiepop in questo nuovo anno. Sarà perché all'alba era tutto ghiacciato e pieno di sole, e stavo ascoltando a ripetizione i Tinsel Heart. Frenetico rumore, jangling guitars scintillanti e melodie struggenti come se il mondo dovesse esplodere alla fine di questa canzone. Provengono da Malmö e hanno lo stesso nome di una canzone dei Brighter: non credo sia un caso. Appena partono quelle chitarre, sorridi e pensi subito ai Pains Of Being Pure At Heart, e un attimo dopo, visto che si parla di Svezia, ti torna in mente che non stai ascoltando i Westkust da un sacco di tempo. Li vedrei bene assieme sullo stesso palco. Dei tre Tinsel Heart non si sa molto finora: dicono che "vogliono soltanto suonare la musica che avrebbero voglia di ascoltare", e le tre canzoni che trovate ancora sul loro Soundcloud sono nel frattempo sparite da Bandcamp perché pare sia in arrivo un sette pollici. Fate presto ragazzi!


Tinsel Heart - Wasted Yet Sad


Tinsel Heart - Talk

sabato 7 gennaio 2017

Ci va tutto il tempo che ci va

Ieri era l'ottantesimo compleanno di Paolo Conte e per Rockit ho scritto un piccolo biglietto di auguri. Lo ricopio qui, un po' per archivio e un po' perché, anche se c'entra poco o nulla con la musica di cui si parla di solito su queste pagine, Conte è stato uno di quegli ascolti formativi che mi porterò dentro tutta la vita.

BUON COMPLEANNO PAOLO CONTE

Ci va tutto il tempo che ci va

"Avrà più di quarant'anni e certi applausi, ormai, son dovuti per amore". Ma adesso che a quell'età sono arrivato io, e lui oggi ne compie ottanta, che cosa conviene dire? Quali parole buone potrei mai scegliere per mandare un biglietto d'auguri a Paolo Conte, dopo che tutte le parole le ho imparate proprio dalle sue canzoni? O, per meglio dire, le ho rubate, come tutti.
Si rubavano per le prime lettere d'amore, quando ancora non sapevamo che la felicità potesse passare anche per "quella stradina moderna sotto la pioggia". Si rubavano per i versi goffi scritti a mano nei caffè, quando volevamo fingere di essere a Parigi, sapevamo citare soltanto Hemingway, ordinavamo vini rossi senza capire, e a vent'anni si potrà perdonare anche quella pipa. Si rubavano parole per i nostri diari di giovani ingolfati, incerti sullo swing, nessuna giungla all'orizzonte, primi impermeabili.
Volevo essere un macaco, come chiunque, volevo poter dire "ho ballato di tutto", e il tempo si spalancava davanti a noi come la pista di un dancing. È stato dai suoi dischi che ho imparato il modo in cui esisteva tutta una poesia vicina, in questa stanza che si può riempire "di incantesimi, di spari e petardi". Poesia in un accappatoio azzurro e un camion giallo di Gondrand. Una poesia anche nell'ombra degli armadi, che guardavo a quel punto per la prima volta, pieni di lini e vecchie lavande. La poesia nella vita di un secolo che finiva, e i nostri nonni non erano più lì a spiegarcelo.
Non avevamo mai pensato fino a quel momento che anche loro fossero stati romantici, ladri di stelle del jazz sotto una luna di marmellata, che si fossero fermati anche loro con il naso per aria a guardare incantati il Novecento che prendeva il volo. Poesia di percalle, macadam e manganesio.
E poi all'improvviso, quando credevi di aver capito tutto, la provincia e la notte, e ti eri seduto comodo in cima al paracarro, ecco spuntare delle palme in fondo alla pianura, ecco che entravano di gran corsa ballerini turchi, scimitarre, Sudamerica, Chinatown, Zanzibar e Timbuctù, un'orchestra che precipita nel ventilatore al Grand Hotel. Mi sono ritrovato a leggere Kipling per un verso di Paolo Conte inteso male.
Noi che non sapevamo niente e pensavamo soltanto a buttarci "a spintoni nell'attualità", e invece imparavamo che ci volevano anni, anni, anni, ci va tutto il tempo che ci va, per capire il nostro cuore barbaro, per guardare in fondo all'acqua cupa dello specchio. Io cresciuto in mezzo alla nebbia, nebbia che da allora è diventata per sempre un bicchiere di acqua e anice, credevo di avere tutte le parole che mi servivano, "una musica che forse era per noi" e un gesto allegro e sornione che riusciva a essere elegante e sensuale al tempo stesso. La dolcezza senza rimpianti, me ne rendo conto, per quella ancora c'è da lavorare. Quella, chissà, forse la può davvero solo chi ha la faccia in prestito di Paolo Conte quando mente con un sorriso dicendo "è uguale che io ci sia o non ci sia". Perché lui l'ha capito che il maestro è nell'anima, e dentro all'anima per sempre resterà. Buon Compleanno Maestro.

venerdì 6 gennaio 2017

CHOW live @ polaroid alla radio!

CHOW live @ polaroid alla radio!

Nella calza della Befana trovate quattro bei carboni incandescenti: le quattro canzoni che i Chow sono venuti a regalarci dal vivo negli studi di Radio Città del Capo, per l'ultima puntata del 2016 di "polaroid - un blog alla radio". Uno dei live più impegnativi che mi sia capitato di ospitare, tanto che a un certo punto i regaz hanno fatto saltare anche i microfoni (per scoprire quando, dovete ascoltare l'ultimo podcast). Un suono ruvido e verace, carico di flanella e sudore, evidentemente costruito a tavolino per essere destinato al successo internazionale, come sottolineato da Frabbo in onda.
Le prime tre tracce provengono dal loro ultimo 7'' pollici, mentre in chiusura trovate un prezioso inedito.

Chow live @ polaroid alla radio
Radio Città del Capo - 2016/12/19

1 - Emerald Green

2 - The Puking Dog

3 - Michael's Tooth

4 - Cricket Joe

giovedì 5 gennaio 2017

What's that perfume that you wear?

Jens Lekman - What's That Perfume That You Wear?

Oh, Jens. Non volevo cominciare questo nuovo anno cantando ancora versi come "A promise of something so sweet / That never could be". Ogni inizio deve essere rigoroso e intransigente, brillare di determinazione e guardare avanti. Lo so. Ma tu sei Jens Lekman, tu sei quello che mi ha spiegato che "What's broken can always be fixed / What's fixed will always be broken", e ora tu puoi cantarmi qualsiasi cosa, ogni volta che vuoi. E così, quando mi butti addosso un "She's gone forever" sono sicuro che non mi abbandonerai alla malinconia, so che mi porterai via con te e mi darai ancora qualcosa a cui aggrapparmi: un ritornello che prende il volo, "However hard that might feel / At least it was real".
What's That Perfume That You Wear? è il nuovo singolo del nostro cantautore svedese preferito, e anticipa il quarto album in arrivo su Secretely Canadian il prossimo 17 febbraio con il titolo Life Will See You Now. È una canzone in pieno stile Sipping On The Sweet Nectar, tropicale e giocosa, il cui suono vivace mima la leggerezza dei profumi che evoca, "sandalwood, lavender, lemon ginger", in netto contrasto con la piccola storia triste che racchiude. È anche una canzone che conoscevamo già: in una versione appena più impolverata, era uno dei tre inediti dentro il WWJD Mixtape del 2014. Già allora conteneva un campionamento da The Path di Ralph MacDonald, un pezzone trascendentale del 1978 che in quasi venti minuti tiene assieme steel drum, sassofoni, synth e percussioni incalzanti.

Quando ho letto il titolo dell'album, ti confesso, ero abbastanza perplesso e incuriosito. La strana faccia sulla copertina era quella della "vita"? E in che senso ci avrebbe visto "ora"? Poi sono andato a controllare sul tuo Smalltalk, e mi sono un po' commosso quando ho letto:
The title came last second before deadline. I was panicking about that and I had a conversation about it with my girlfriend. She said "just describe to me what the album is about" and I said "well, it's about these people and it's like they're sitting in a waitingroom waiting for life to start and then the nurse comes out and says "life will see you now"". Then we looked at each other and smiled and that was that.
Se esiste uno stile di Jens Lekman "scrittore" questo ne è un esempio praticamente perfetto. Il momento di inadeguatezza, la figura capace di calmare, l'immagine surreale e infine lo scioglimento attraverso le parole. E poi quel paragrafo al mio orecchio riecheggiava una citazione abbastanza nota da Life After God, uno dei miei Douglas Coupland preferiti.
When you're young, you always feel that life hasn't yet begun - that "life" is always scheduled to begin next week, next month, next year, after the holidays - whenever. But then suddenly you're old and the scheduled life didn't arrive. You find yourself asking, 'Well then, exactly what was it I was having - that interlude - the scrambly madness - all that time I had before?
Poco più avanti dici di essere contento di avere l'età che hai, di essere invecchiato insieme a noi, si percepisce una certa ritrovata serenità di fronte a questa "scheduled life" quasi inaspettata. Poi citi Kierkegaard e Seinfled, e allora non è proprio possibile non amarti per questo.
Mi sei mancato Jens, nonostante tutto è bello cominciare questo nuovo anno con te.


Jens Lekman - What's That Perfume That You Wear?

giovedì 22 dicembre 2016

Home for the holidays

Home For The Holidays: A Christmas Songbook

Shelter è un'associazione attiva in Gran Bretagna che si occupa delle persone che hanno bisogno di un tetto. La sezione scozzese dell'associazione ha da poco lanciato un progetto chiamato "Home for the Holidays: A Christmas Songbook", composto da una compilation e da un vero e proprio libretto di "canti di Natale". In scaletta quasi una quarantina di band, tra cui molti nomi passati anche per queste pagine, tipo Allo Darlin', Spook School, Ballboy e Sweet Baboo, insieme ad alcuni nomi più grossi come Frightened Rabbit e Kid Canaveral, e altri che scopro qui per la prima volta. Diverse canzoni erano già note, ma dato che la raccolta è a scopo benefico ci si passa sopra volentieri, e in ogni caso la playlist funziona bene (per forze: sono scozzesi) anche così, nella sua allegra etereogeneità. Mentre ascoltate la compila, su The List trovate un po' delle band presenti che raccontano come hanno scritto la loro canzone di Natale.


Sweet Baboo — Don't Be Alone (This Christmas)


Ballboy — WWSD (What Would Santa Do)

mercoledì 21 dicembre 2016

With my arms outstretched around you

Dag - 'Guards Down'

Tra i non molti buoni motivi per aspettare il 2017 con un certo ottimismo, c'è almeno una nutrita lista di uscite indie rock e indiepop provenienti dall'Australia. Com'è ovvio la Bedroom Suck Records è già in prima linea, e Guards Down il nuovo singolo tratto dal prossimo album di debutto dei Dag è un'altra rincuorante promessa. Il trio di Brisbane riesce a suonare delicato e slacker al tempo stesso, combinazione che evidentemente ha su di me un effetto micidiale, un po' come i loro colleghi Twerps o Totally Mild. Sarà per la voce indolente di Dusty Anastassiou (a cui, di tanto in tanto, fa da bel contrappunto Heidi Cutlack), sarà per quel violino che si adagia morbido sulle chitarre. Non a caso, si sono guadagnati più di un paragone con i Silver Jews. Anche se forse non sono ancora a quel livello di poesia, le loro canzoni "about the country, about the city, and about trying to find yourself somewhere in between" sembrano già avviate sulla buona strada. Benefits of Solitude arriverà il prossimo 24 Febbraio.


martedì 20 dicembre 2016

A polaroid for Christmas 2016 bonus track! Curiositi - "Jul, jul, strålande jul"

CURIOSITI

Emil Johansson era Parker Lewis, Matilda Berggren era nei Mixtapes & Cellmates: probabilmente due tra le band che ho suonato di più in questi anni di radio e blog. In qualche modo, hanno partecipato a quasi tutte le compilation di Natale che ho raccolto qui, spesso con delle cover, ma questa volta hanno portato un regalo davvero speciale. Matilda e Emil, innamorati dal 2007 (e un po' anche grazie all'Italia!), ora hanno una nuova band finalmente assieme, a cui partecipa Adam Jacobsson (This is Head), chiamata Curiositi. Suonano un pop elettronico molto etereo, intriso di R'n'B e sensualità, e qui potete sentire il loro ultimo EP Finding Out, che loro descrivono così: "the EP has a lot of dark themes and soundscapes. Lots of sex, drugs and anxiety. Except for Finding Out. That one feels like drifting away on a dinghy somewhere".
Per questo Natale però hanno fatto qualcosa di diverso: hanno preso un vecchio canto tradizionale svedese e hanno fuso le loro voci dentro un suono scintillante che sembra quasi non avere corpo. Jul, jul, strålande jul è una canzone piena di quel candore abbagliante che possiamo immaginare abbia il Natale su in Svezia, ma non solo: "the second verse uses Christmas as a metaphor for peace, asking Christmas to spread its white wings over humanity and ease the pain in the world". Grazie Curiositi, non potevate mandare questa canzone in un momento più adatto. Qui trovate il tentativo di una traduzione in inglese, che a quanto pare non è semplice.


(mp3) Curiositi - Jul, jul, strålande jul

lunedì 19 dicembre 2016

One more hour and I'm still in bed

Neutral Shirt - 2016

Prima che il 2016 si chiuda, ascoltare un EP intitolato 2016 sembra abbastaza adatto. Lo firmano Neutral Shirt, da Philadelphia, giovane band di prossima uscita su Lost Sound Tapes. La musica dei Neutral Shirt "captures the mundanity of the world and loneliness of it all while inviting us to be a part of it and encouraging us not to give up": ottimo proposito per un lunedì mattina. Con un suono che sembra piuttosto influenzato da Elliott Smith, ma con un mood più rilassato, slacker da cameretta, quasi "post Real Estate". Per una volta mi sento di dare ragione al comunicato che accompagna la raccolta: "truly lovely songs for a historically awful year".


Neutral Shirt - Alone Today

sabato 17 dicembre 2016

"Where is Rudolph? Where is Blitzen, baby?"


Oggi pomeriggio arrivo con la slitta al Reindeer Days Christmas Market da ZOO, dove in pieno spirito natalizio mi trovate a mettere un po' di dischi mentre voi sarete impegnati a comprare fantastici reagali e a godervi brunch e merende.Ci si vede a banco (con le renne)!

venerdì 16 dicembre 2016

Christmas party

SHE AND HIM - CHRISTMAS PARTY

Arrivano quelle due settimane all'anno in cui mi prende una gran voglia di rimettere su Un Natale da Charlie Brown, Harry Ti Presento Sally e Una Poltrona Per Due, anche se ormai sarà la centesima volta. Arrivano quelle due settimane all'anno in cui è divertente indossare il maglione con le renne, in cui è concesso tuffare fette di pandoro nel caffellate a colazione, e in cui provo con sempre maggiore fatica a entrare nello slittino di quando ero bambino. Arrivano quelle due settimane all'anno in cui si può ascoltare un altro disco di classici natalizi di Zooey Deschanel e M. Ward senza trovarlo troppo stucchevole. She & Him forse avevano detto tutto quello che dovevano dire in tema di alberi addobbati, Santa Claus e amori nelle notti innevate con il precedente A Very She & Him Christmas, ma la natura abbastanza leggera ed estemporanea che si porta sempre addosso questo progetto, ancora dopo tutti questi anni, fa sì che alla fine questo nuovo Christmas Party mi sembri un dischetto gentile ed elegante da ascoltare sorridendo e stappando bottiglie, anche quando qualcuno sostiene che si tratta di un'antipatica mossa spudoratamente commerciale. Sì, d'accordo, è tutto molto bianco, borghese, fin troppo compiaciuto e accurato (godetevi il player di Spotify con il caminetto), ma a un disco di Natale cos'altro si potrà chiedere? Anzi, apprezziamo l'impegno del duo per mantenere strumentazione acustica e arrangiamenti filologici e vintage. Vogliamo l'illusione fino in fondo. E se aggiungiamo che tra i vari omaggi a Frank Sinatra, Bing Crosby e Chuck Berry, fanno una comparsata anche Jenny Lewis e Steve Shelley dei Sonic Youth, direi che si può guardare con benevolenza a questo nuovo lavoro tutto miele di She & Him. Almeno per un paio di settimane all'anno.

(mp3) She & Him - All I Want for Christmas Is You (Mariah Carey cover)

mercoledì 14 dicembre 2016

Il concerto d'addio degli Allo Darlin' visto da Barto

Quando gli Allo Darlin' hanno annunciato che si sarebbero ritirati dalle scene mi è dispiacuto due volte: la prima perché non avremmo più visto dal vivo né avremmo avuto nuovi dischi da una delle band più convincenti e coinvolgenti uscite dalla piccola scena indiepop nell'ultimo decennio, tra le poche capaci di arrivare anche sulla stampa mainstream. E in più perché sapevo che non avrei potuto partecipare alla loro "festa d'addio", un eccezionale concerto (diventato poi, a grande richiesta, un weekend di concerti) allo Scala di Londra. Ne hanno fatta di strada da quando li avevamo visti suonare sopra un treno a vapore all'Indietracks Festival. In rete, intanto, sono usciti un paio di articoli che meritano una lettura, quanto meno per rendersi conto dell'impatto emotivo che ha avuto Elizabeth Morris sul suo pubblico: Kevin Attics dei Mercury Girls su GoldFlakePaint e Gareth Ware su London In Stereo.
Per fortuna allo Scala l'altra sera c'era Barto, firma di Indie-roccia.it che già conoscete per il suo blog Roundmount, e che è stato così generoso da scrivere un ricco report per polaroid. Leggetelo ascoltando Hymn On The 45, il singolo con cui gli Allo Darlin' ci salutano e che suona come un vero e proprio manifesto.



foto di Barto

Sono sempre stato riluttante all’idea di partecipare all’ultimo concerto di una band che amo. Ho sempre tenuto l’idea di intristirmi durante il live proprio perché avrei saputo che non ce ne sarebbe più stato un altro dopo, e immaginavo che il dispiacere mi avrebbe offuscato il godimento. Però, nel giro di un mese, non ho potuto esimermi dall’andare proprio a due di questi ultimi concerti, e dopo aver visto i Kent a metà novembre e gli Allo Darlin’ in questa occasione, ho capito che mi sbagliavo, perché la realtà è che chi suona, almeno in questi due casi, è chiaramente spinto a dare il meglio di sé in senso letterale, regalando ai presenti performance di un’intensità e di una brillantezza uniche. Anche se la carriera del gruppo è stata contrassegnata da un’ottima continuità qualitativa dei concerti, l’ultimo sarà probabilmente il migliore di sempre, e a quel punto sarà la straordinarietà del ricordo a prevalere sulla tristezza per lo scioglimento ormai compiuto.

Gli Allo Darlin’, per questa occasione speciale, hanno radunato un pubblico proveniente da tantissimi posti in gran Bretagna, in Europa e nel mondo. Hanno mandato sold out in breve tempo uno spazio che, secondo le loro aspettative, avrebbe contenuto agevolmente tutte le persone disposte a esserci, e la cosa li ha “costretti” a suonare altri due concerti il giorno prima in un posto più piccolo. Una risposta di pubblico entusiasmante e meritatissima, per una band che ha saputo entrare nel cuore di chi li ha apprezzati con un’intensità davvero rara. Molti di noi si professano fan di tanti artisti, però ci sono quelli che ci piacciono e basta, e c’è quel gruppo più ristretto composto da coloro ai quali associamo un ricordo, una storia, perché, seguendone il percorso musicale, ne abbiamo fatto nascere uno emotivo dentro di noi. Gli Allo Darlin’ fanno sicuramente parte del gruppo ristretto di tutti i loro fan, e sono certo che chiunque sarebbe in grado di raccontare una o più cose della propria vita legata a loro. Il successo di questi ultimi due giorni della loro vita ne è la testimonianza più fedele.

Foto di peteopeteo
L’ultimo atto, quello allo Scala, è stato aperto da due ottime performance, molto diverse tra loro. Inizialmente, sono saliti sul palco Bill Botting And The Two Drink Minimums, ovvero un side project di Bill, il bassista degli stessi Allo Darlin’, coadiuvato dalla sorella Hannah, leader degli Owl &Mouse, e che vede in lineup anche Paul Rains, chitarrista sempre dei Darlin’. I due fratelli formano armonie vocali di notevole bellezza, e le canzoni sono semplici ma efficaci; sul palco, il clima è molto rilassato e giocoso, capita qualche errore ma viene tutto preso con la giusta leggerezza, senza che questo significhi mancanza di intensità o di cura. Il disco dovrebbe uscire l’anno prossimo, allo stato attuale si sa solo che “esiste”, come dice Bill a un certo punto. Poi arriva una comica, Josie Long, una scelta inconsueta ma che si rivale azzeccata. Josie è simpatica, brillante, ha personalità, talento e carisma: la sua missione di mettere tutti di buonumore prima dell’intenso atto principale, è riuscitissima.

In perfetto orario, i quattro escono e sono visibilmente emozionati. Elizabeth ci dice subito senza mezzi termini che sono tutti sull’orlo della commozione, e che quindi hanno bisogno che la gente canti. Eseguiamo subito sul ritornello dell’iniziale Wonderland, poi, probabilmente per metterci subito la maggior voglia possibile di cantare, la band si gioca una canzone importane come Capricornia come seconda. Elizabeth la dedica alla madre e alla sorella, venute apposta dall’Australia per il concerto, e il coro di voci proveniente da ogni punto dello Scala è assordante. Già da questo inizio, si capisce che le qualità della band sono al massimo del proprio potenziale stasera: il tocco unico, per come unisce fermezza ed espressività, di Paul alla chitarra, la sezione ritmica ammaliante, fresca e avvolgente, la sensibilità vocale di Elizabeth, che sa emozionare più che mai grazie all’abilità di utilizzare sempre la tonalità giusta in ogni momento, per valorizzare al meglio il gusto delle melodie e la genuinità dei testi. Tutte cose che chiunque ha potuto notare in tante altre occasioni, ma stasera è tutto semplicemente al massimo, è semplicemente inimmaginabile che le cose possano andare meglio di così.

La setlist privilegia nella prima metà il secondo album Europe, rispetto agli altri due, ma da un certo punto in poi, il debutto prende il sopravvento, con il terzo disco, invece, che mantiene costante il suo contributo. Il modo in cui vengono messi in serie i brani, comunque, riesce nello scopo più importante, ovvero l’essere rappresentativo di tutte le sfaccettature dell’universo della band. Positività e malinconia, suoni scintillanti e un po’ più cupi, gioie, dolori e momenti di contemplazione più o meno serena convivono tranquillamente perché si sente che dietro ognuno di essi c’è la stessa mano. Il bello è che gli Allo Darlin’ hanno sempre saputo far vivere all’ascoltatore certe sensazioni anche senza che egli debba necessariamente far caso ai testi, perché anche dalla musica e dalla voce si capisce cosa ci stanno raccontando. La loro arte è sempre stata diretta emanazione della loro personalità, e, come già detto, stasera tutto questo si nota ancora di più e non potrebbe notarsi meglio. È tutto più intenso, più emozionante, più da batticuore, e non perché i quattro si siano studiati qualcosa in particolare, ma perché stanno dando il massimo nel momento più importante. E lo stesso vale per gli ospiti che li accompagnano sul palco, tra i quali il più presente è Dan Mayfield, ottimo polistrumentista e leader degli Enderby’s Room, che qui principalmente suona il violino.

foto di Nat Hudson
La band saluta il pubblico una prima volta dopo aver suonato l’ultimo singolo Hymn On The 45 e un sentito omaggio a Sean Price della Fortuna POP!, che riceve uno degli applausi più forti della serata da un pubblico adorante. Al ritorno sul palco, Elizabeth sale da sola con l’ukulele e tutti sanno che canzone sta arrivando. Lei reitera la richiesta iniziale, “please, sing along”, e il canto collettivo su Tallulah è commovente. Ma è giusto chiudere in festa, così i quattro al completo eseguono Kiss Your Lips, con tutti gli ospiti che salgono a ballare, palloncini e un’infinità di coriandoli che nemmeno i Flaming Lips a Glasto. In coda alla canzone viene reinterpretata Call Me Al di Paul Simon e la gente balla, canta ed è felice sempre di più. Deve però essere una canzone del repertorio del gruppo a chiudere per l’ultima volta, così ecco My Heart Is A Drummer, finale perfetto, anche perché i cuori di tutti i presenti hanno battuto più che mai. L’atmosfera è incredibile, la felicità di tutti è straripante, e con tutti, intendo anche i musicisti, entusiasti come non mai di com’è andata la loro ultima volta insieme sul palco.

Chi ha poi scelto di continuare la serata al vicino Lexington ha potuto incontrare la band. Elizabeth sfoggiava il proprio sorriso migliore, le la luce che aveva negli occhi era un qualcosa di unico. Quel sorriso e a quello sguardo mi torneranno senz’altro in mente quando ripenserà a questa serata e già ora fanno parte dei tanti ricordi che mi legano agli Allo Darlin’, quei ricordi che li posizionano nel mio gruppo ristretto di band, quelle che mi piacciono non solo perché ne ascolto la musica, ma perché sono parte integrante del modo in cui la vivo.

martedì 13 dicembre 2016

A polaroid for Christmas 2016

 A polaroid for Christmas 2016 - artwork by Federica Carioli

IT  La mattina del 13 dicembre le ragazze scandinave indossano vesti candide e una corona di candele accese. L'oscurità della notte di Santa Lucia, che secondo il Calendario Giuliano era la notte più lunga dell'anno, è ormai alle spalle e la luce può ritornare. Ci si scambia doni, si preparano dolci tradizionali, si canta in coro e prende il via il periodo delle festività.
Come già gli anni scorsi, anche "polaroid - un blog alla radio" ha deciso di entrare nello spirito natalizio e di provare a farvi un piccolo regalo. Ho chiamato un po' di amici e di band, e ho chiesto se volevano scrivere una canzone adatta a questa stagione, o almeno suonare una canzone che mi facesse compagnia mentre addobbavo l'albero di Natale. Ancora una volta, le risposte sono state superiori a ogni aspettativa.
Ringrazio tutti i musicisti che hanno partecipato, sono stati fantastici: qui sotto trovate tutti i link. Spero che vi piaccia: è una polaroid per Natale, per fare un po' di auguri a tutti.

ENG  On the morning of December 13th, scandinavian girls wear white robes and a crown of candles. The darkness of the night of Saint Lucia, which according to the Julian Calendar was the longest night of the year, is now behind us and light can return. People exchange gifts, prepare traditional sweets, sing in choirs and kick off the holiday period.
Like we did the last years, polaroid blog has decided to enter into the Christmas spirit and brings you a small gift. I called some friends and some bands, and asked them if they wanted to write a song for this season, or at least play a song that could keep me company while decorating the Christmas tree. Once again, the responses exceeded all expectations.
I thank all the musicians who participated, they were fantastic. Below you can find all the links. I hope you like it: it's just a polaroid for Christmas to send some greetings to everyone.

[artwork by Federica Carioli]


01) JJ MAZZ - Dear Santa
02) Big Cream - Assassination On Christmas Eve (Archers Of Loaf cover)
03) Qlowski - Building Walls
04) Dolan Tymas - It's Christmas Once Again
05) All My Teenage Feelings - Angel Come Clean (Elvis Depressedly cover)
06) Sweat - Sorry, Santa
07) Setti - Renne Va Plus
08) The Jackson Pollock - The Yeah Song
09) Orson - Christmas Is Going To The Dogs (Eels cover)
10) Una Bella Cosa - Regalo
11) Flyin' Zebra - Tranquilizer
12) Baseball Gregg - Blue Snow
13) Soda Fountain Rag - 1000 Plommer (Sangfoni cover)







lunedì 12 dicembre 2016

La Classifica dei Dischi dell'Anno 2016!

polaroid - un blog alla radio: la Classifica dei Dischi dell'Anno 2016!

Il mese scorso questo blog ha compiuto quindici anni. Gli stessi della piccola trasmissione che faccio ogni settimana su Radio Città del Capo. Sì, fa un po' effetto a scriverlo così, ma ci ho pensato su e poi ho deciso che in effetti non avevo molto da dire a riguardo, né qui né in onda. Mi piace ancora, come la prima volta, mettere musica per la città, Bologna, continuando a immaginare in maniera un po' romantica e un po' anacronistica le canzoni che volano per l'etere di notte, tra le antenne. Chissà se le ascolta qualcuno, e dove, e come. Mi piace ancora, quando ho tempo, provare a scrivere su queste pagine il perché mi fanno innamorare certi dischi o certi gruppi. Come vedete non è molto. Mettere canzoni una dopo l'altra, mettere parole una dopo l'altra: spero continui a essere sempre così divertente, spero di non diventare mai una persona che trova noiose questo genere di cose. Il banale motivo per cui non mi stanca ancora il giochino delle classifiche dei dischi di fine anno (anche quello diventato ormai sempre più anacronistico), è che la fine dell'anno è una buona scusa per ripassare i vari nastroni, calendari di concerti, podcast e post, e andare a vedere se certi buoni propositi valgono ancora, andare a vedere com'è andata. Dato che io ho pochissima memoria, mi piace un sacco ritrovarmi in questo diario.

~ ~ ~

Unity Floors - Life Admin
10) Unity Floors - Life Admin (Popfrenzy)

Un disco perfetto per sognare l'inizio dell'estate down under mentre qui sopraggiungeva l'inverno. Classico indie rock che, anche quando si fa più aggressivo e incalzante non perde mai quella fantastica sfumatura slacker, quel sorriso pigro e un po' beffardo che fa subito venire in mente nomi sacri come Pavement, Sonic Youth o Guided By Voices.




I Cani - Aurora
9) I Cani - Aurora (42 Records)

Quando tutto quello che cercavo era "una scossa dal cuore alla pelle", le parole di Niccolò Contessa erano lì ad aspettarmi, spietate senza bisogno di sarcasmo, in mezzo a un disco sintetico, in apparenza glaciale, ma capace di scaldare e stupire.

(mp3) I Cani - Il posto più freddo


THE AVALANCHES - WILDFLOWER
8) The Avalanches - Wildflower (Astralwerks / XL Recordings)

Come superare a destra la retromania assemblando un intero universo di campionamenti e citazioni, senza un briciolo di nostalgia, soltanto per ricostruire una felicità tutta presente, immediata e piena. Dance your pain away!

(mp3) The Avalanches feat. Toro y Moi - If I Was A Folkstar


Cosmo - L'ultima festa
7) Cosmo - L'ultima festa (42 Records)

Il mio disco italiano dell'estate 2016, e so bene di non essere stato il solo. L'elettronica più umana e raggiante che si sia ascoltata da queste parti da un sacco di tempo, un battito euforico semplicemente contagioso.

(mp3) Cosmo - Le voci


Terry Malts - Lost At The Party
6) Terry Malts - Lost At The Party (Slumberland Records)

I Terry Malts, i miei "excellent self-saboteurs" preferiti, hanno sfornato il loro disco migliore, con una scaletta senza un momento di debolezza, perfetta sintesi di una carriera unica, improbabile trait d'union tra punk e indiepop.




His Clancyness - Isolation Culture
5) His Clancyness - Isolation Culture (Maple Death Records)

Tornare a parlare di "personale e politico" potrà sembrare roba d'altri tempi a qualcuno: in realtà, come raccontano His Clancyness nel loro "disco della maturità", è quanto mai attuale nel presente iperconnesso e condiviso. Dentro queste canzoni, mi ci ritrovo parecchio.




Frankie Cosmos - Next Thing
4) Frankie Cosmos - Next Thing (Bayonet Records)

Grazie Frankie Cosmos per aver fatto uscire il tuo nuovo disco in primavera, così la primavera potrà sbocciare e risplendere, azzurra e incontenibile, risaputa eppure, come ogni volta, nuova. Rigogliosa e luminosa, non ancora lussureggiante ma già irresistibilmente in fiore e indiepop.




The Goon Sax - Up To Anything
3) The Goon Sax - Up To Anything (Chapter Music)

In un certo senso, quello che cerco nell'indiepop è tutto qui, in questi cambi d'umore repentini, in queste note sgraziate, in queste insicurezze sfrontate, nella vacillante bellezza adolescente della musica dei Goon Sax. Per quanto mi riguarda, uno dei debutti dell'anno.




The Radio Dept. - Running Out Of Love
2) The Radio Dept. - Running Out Of Love (Labrador Records)

Tutta la frustrazione e la rabbia che animano il più politico dei dischi dei Radio Dept. (frustrazione e rabbia che, in assoluto stile svedese, si traducono in un'asciutta severità) sono sembrati più adatti che mai a questo 2016, così preoccupante e .




CAR SEAT HEADREST - TEENS OF DENIAL
1) Car Seat Headrest - Teens Of Denial (Matador)

Sono contento che il mio disco dell'anno sia di questo prolisso ragazzo della provincia americana. Will Toledo, con la sua voce roca e lamentosa, la sua faccia quasi impassibile e la sua aria da nerd un po' distratto, ha realizzato un disco monumentale, capace di riassumere e fondere la potenza sonica delle chitarre dell'indie rock classico (Built To Spill e Modest Mouse i primi nomi che vengono in mente), la letterarietà di certi National o certi Okkervil River, con un'urgenza post-adolescente, sincera e bruciante, che è unicamente sua e della sua ambizione.




- I miei concerti dell'anno:
Car Seat Headrest @ Mattatoio Club, Carpi (MO) 5 Giugno // Preoccupations @ Locomotiv Club, Bologna 25 Novembre // !!! @ Covo Club, Bologna 27 Febbraio // Red Worm's Farm @ Handmade Festival, Guastalla (RE) 11 Giugno // Terry Malts @ Hana-bi, Marina di Ravenna (RA) 21 Maggio

- Bonus track: un anno di live unplugged in studio a "polaroid - un blog alla radio"!


venerdì 9 dicembre 2016

Première: Baseball Gregg - "Food Is Gross"!

Baseball Gregg - 'Ciao For Now'

Sono passati solo pochi mesi da quando i Baseball Gregg annunciavano l'estate con il loro album d'esordio Vacation, titolo che non poteva essere più adatto per una raccolta di canzoni super morbide, tra easy listening da crociera e malinconie dream pop. Ora, a sorpresa, nel cuore dell'inverno, tornano con un nuovo EP di cinque tracce, in cassetta e digitale, come sempre su Barberia Records (già in pre-order qui)
Ciao For Now ha la particolarità di essere nato quando, per la prima volta, sono riusciti a suonare assieme sullo stesso palco Luca Lovisetto e Sam Regan, le due metà dei Baseball Gregg, residenti rispettivamente a Bologna e Stockton, California. Per questo nuovo EP la loro scrittura ha preso una deriva synth pop molto più giocosa e scanzonata, perfettamente calzante al loro stile surreale, sempre in bilico tra ironia e inquietudine. L'intenzione dichiarata è quella di "rivestire di una patina lucida e al contempo straniante l'intera opera", andando a cercare riferimenti come XTC, Yellow Magic Orchestra e il nostro Franco Battiato più classico. L'obiettivo è raggiunto, ma vorrei aggiungere un altro nome, che non poteva non venirmi in mente al volo ascoltando Ciao For Now: i Baseball Gregg si candidano in via definitiva a credibili eredi di una band fondamentale per questo blog, gli svedesi Suburban Kids With Biblical Names, aggiungendo alla musica quel loro peculiare tocco caldo e indolente al tempo stesso.
In fondo, i BG ormai me li immagino proprio come in questa fantastica copertina (opera di Steficometa Art Page), tra colori a pennarello vivaci e un po' acidi, e un paesaggio vacanziero pieno di luce, ma con quella punta di imprevedibile e di bizzarro mistero che si nasconde dietro gli occhiali da sole, che non sai bene quando e come potrà saltare fuori.
È quindi davvero un grande piacere oggi potervi offrire da queste pagine la première esclusiva di Food Is Gross, la seconda clamorosa traccia di Ciao For Now: