Week-end pseudofauve

La puntata di giovedi tre di Polaroid è stata senza dubbio tra le migliori di tutti i tempi (si legga: tempi di polaroid e episodi senza ospiti, e quindi circa un paio d'ore radiofoniche). Deve esser stato che era un preludio di festa, un giovedi come sabato, dato che poi il quattro era un Sanpetronio tiepido e fosco, ma solo sul finale. Eppoi in radio c'era gente, molta (due o tre, tutte donne, c'erano francesca e daniela, di sicuro) davanti computer buttati in rete senza pensarci nemmeno troppo (roba dell'altro mondo).
Una di quelle puntate che il tempo ti stringe anche un po' i fianchi e ti vengono le smanie comunicative che sconfinano nello sperimentale straordinario, tipo tenere i microfoni sempre aperti per fare la poesia sonora o semplicemente perchè si fa dell'ordinario casino col mixer. Comunque e in ogni caso la radio sembrava più del solito un posto veramente carino dove stare. Abbiamo letto Steinbeck e Coupland (anche qualcosa che non è memoria polaroid, non lo dico così, per la suspence, ma c'erano le piogge sul pacifico). Ma soprattutto abbiamo messo i pezzi che ci richiedono i nostri non-ascoltatori preferiti (noi li passiamo, glieli dedichiamo e loro non possono sentirci). Che in buona sostanza è una cosa niente affatto comunicativa, ma di sicuro e originale stile sentimental-polaroid.
Abbiamo suonato Untitled di Interpol per vive la roque, Prove my love di Violent Femmes per Glauco (per il resto aspettiamo giovedi) e anche i Diaframma sempre per Glauco, anche se non richiesti espressamente e Fade to grey di Visage per giocare a quei bizzarri burloni di polaroid con Francesca che mentre ci telefonava la vedevamo dato era di là dal vetro nella zona chill out (ah).

A seguire serata in split. Una cosa alla Kissing Jessica Stein (prima che mi dimentichi che l'abbiamo visto) con una ballerina toscana e birre medie per lei, bis di primi e un sacco di liquori della Sardegna (che sanno di sud e di mare) per lui.
Venerdi sera poi c'erano i Noir Dèsir all'Estragon. Il concerto era bello credo, loro generosi e un sacco politcamente impegnati là in France, lo staff organizzativo più che cortese, l'officina un gorillaio. Non so, ma l'Estragon sortisce un curioso effetto spiazzante, anche se non hai bevuto niente o quasi, hai sempre la sensazione che gli sguardi che incontri siano familiari, ma per quanto ti sforzi, non riconosci nessuno, e non saluti nessuno, e questo ti lascia spesso una gran disillusione. Fuori lo skyline della fiera sembra Vancouver, o un video dei Saint Etienne.

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