martedì 15 agosto 2017

I treni di Tozeur

[Per questo Ferragosto ho finalmente scritto un pezzo per Bastonate che avevo in mente da alcune estati. Parla di vacanze, Alice e Battiato, un jukebox, Spazio 1999 e la Hit Parade alla radio. Sta dentro quella saltuaria rubrica davvero bella che è "100 canzoni italiane". Grazie a Francesco per l'ospitalità e per il ritratto di uno dei nostri cantautori preferiti.]

100 canzoni italiane: I TRENI DI TOZEUR

All’inizio dell’estate del 1984 I treni di Tozeur è al primo posto nella Hit Parade dei singoli più venduti in Italia. Io sto camminando verso il bar sulla spiaggia tenendo per mano mio nonno. Abbiamo appena finito di cenare, lui arriva fino al bar per prendere il caffè e fumare una sigaretta di nascosto da mia nonna. Io mi siedo a uno dei tavolini e, se il televisore in alto nell’angolo è acceso, guardo le repliche di Spazio 1999. Il comandante Koenig corre sempre contro il tempo, e le astronavi (le Aquile!) esplodono mentre si levano in volo dalla Luna.
Il mese prima, Alice e Battiato avevano portato I treni di Tozeur all’Eurofestival in Lussemburgo. Erano arrivati soltanto quinti ma per molti erano stati i veri vincitori morali, oltre ad aver ottenuto il maggiore successo di vendite di quell’edizione. Io e mio nonno camminiamo tenendoci per mano sul sentiero di larghe mattonelle di cemento, intorno siepi basse, una fila di pini marittimi davanti ai bungalow, uno spiazzo di ghiaia e sabbia che di giorno è pieno di automobili. Mentre camminiamo il cielo è ancora pieno di luce azzurra dopo il tramonto, l’edificio poco più avanti è bianco e arancione. Il vento che soffia dal mare, le cui onde scure intravediamo appena tra le file di ombrelloni già chiusi, trasporta la musica del jukebox del bar, e sento arrivare, tra quella luce e il soffio salmastro dell’acqua dell’Adriatico, il ritornello eterno di I treni di Tozeur:
“e per un istante / ritorna / la voglia di vivere / a un’altra velocità”.
Se mai la mia vita ha registrato una velocità a cui ritornare, ha fissato e inciso per sempre un desiderio primo come unità di misura per tutto quello che è sopraggiunto poi, è stato lì: in quell’istante trasparente di una sera d’estate appena cominciata, nella musica portata dal vento, camminando senza fretta, vestiti bene per uscire dopo cena. “E un ricordo di me / come un incantesimo”.
Nella Top Ten di quella settimana I treni di Tozeur batte hit internazionali come Relax dei Frankie Goes To Hollywood, Jump dei Van Halen, Big in Japan degli Alphaville e lo strepitoso esordio della seconda vita di Raf, Self Control. È l’estate in cui escono Born In The USA di Springsteen e People From Ibiza di Sandy Marton. Il Festivalbar lo presentano Claudio Cecchetto e Ramona Dell'Abate, e lo stravince Fotoromanza di Gianna Nannini. Sulla Rai va in onda “Un disco per l’estate” da Saint Vincent, condotto da Barbara Bouchet, Jocelyn, Anna Pettinelli e Mauro Micheloni. Lo vincerà Tony Esposito con Kalimba de luna, ma intorno al televisore dei nostri vicini di casa del mare noi restiamo sbigottiti per un allucinato e disgustato ragazzo biondo platino, Billy Idol che canta in playback Eyes Without A Face.
È l’estate delle Olimpiadi di Los Angeles, dopo quelle invernali di Sarajevo. In Italia è al governo Craxi, a giugno muore Berlinguer. Io e mia sorella ascoltiamo l’Hit Parade di Radio 2 stesi sul letto a castello il sabato pomeriggio, gli scuri mezzi chiusi, la sigla con il conto alla rovescia (in inglese!) e poi, “ignition”, parte un razzo e si schianta tutto. Nessuno di noi due sa dove si trovi Tozeur, né capisce perché proprio là costruiscano astronavi dentro chiese abbandonate, ma l’assolata idea di quei solitari villaggi di frontiera, di quel treno che passa lento e se ne va lontano, riempie per sempre il senso di quella vacanza, la distanza inseguita dentro il tempo di ogni vacanza da allora.
Della strada di quella casa in ombra ricordo ancora la Fiat Ritmo cabrio rossa scintillante, la Matra della famiglia di Milano, che sembrava pronta per un safari e che invidiavo tantissimo, e la mia preferita: una Mehari sempre piena di fango, secchi e corde, di un pescatore di Porto Garibaldi. Un ragazzo arriva sopra una Vespa e aspetta seduto sulla staccionata che la ragazza scenda, e lei si affaccia dal balcone con i capelli ancora bagnati e gli urla ridendo “dimmi che sono bellissima”, mentre passiamo camminando io e mio nonno, per mano.
I treni di Tozeur rappresenta l’apice della collaborazione di Alice, Franco Battiato e Giusto Pio. Certo, tre anni prima avevano vinto un Sanremo con l’altezzosa Per Elisa, canzone di cui all’epoca ignoravo le possibili allusioni all’eroina. Messaggio è un fantastico esempio di come gli Anni Ottanta fossero capaci di rileggere e rinnovare la musica dei Sessanta, aprendo la strada al capolavoro dei Righeira, L’estate sta finendo, di qualche anno dopo. Chanson Egocentrique è tra le espressioni più sofisticate mai apparse nel pop mainstream italiano, e ha davvero del miracoloso come nel 1980 sia potuta diventare un tormentone Il vento caldo dell’estate. Ma, per me, è con I treni di Tozeur del 1984 che ogni elemento raggiunge la compiutezza: il contrasto tra i vasti archi morbidi e l’equilibrata struttura sintetica rispecchia l’intreccio delle due voci di Alice e Franco Battiato dentro quella melodia malinconica (che, avremmo scoperto da grandi, nasconde citazioni di Mozart). Il rapidissimo crescendo che precede il ritornello insegue la scossa improvvisa del desiderio. Ma il gesto più semplice e decisivo è già tutto alla fine della prima strofa, quando il cantautore siciliano si tira indietro proprio sulla parola “Tozeur”, pronunciata all’unisono, e in un cross-fade perfetto fa emergere la limpida voce di Alice, e lascia che sia lei a condurre: è lì che la canzone mostra tutta la sua eleganza e la sua commovente poesia. Come se dentro quella melodia malinconica in fondo a un jukebox le voci si prendessero per mano, e a un certo punto si lasciassero per proseguire il cammino.

sabato 12 agosto 2017

The Le Sigh Vol. III

NICE TRY - RESTART

Per una serie di fortunate coincidenze, quest'estate sono uscite alcune belle compilation indiepop, molto utili prima della partenza per le vacanze. Oltre alle raccolte della Matinée Recordings e della Emotional Response, mi sono ritrovato ad ascoltare spesso la nuova cassetta The Le Sigh Vol. III, curata dalla fanzine di San Francisco The Le Sigh, "a website that highlights female-identifying and non-binary artists".
Le Sigh è una vera e propria miniera, e spesso le rubo idee per le playlist della radio. Negli anni, le sue compilation hanno visto in scaletta nomi molto cari anche da queste parti come Frankie Cosmos, Burnt Palms, Girlpool, Cyberbully Mom Club e Florist.
Questo nuovo Vol. III, pubblicato da Father/Daughter, oltre a qualche vecchia conoscenza come Nice Try, Honeyuck e gobbinjr, mi ha fatto scoprire un sacco di band che non avevo mai sentito, alcune delle quali sono sicuro ci riserveranno sorprese in futuro. Tra le mie "new entry" preferite: Addie Pray, Clairo, Katie Dey e infine quelli con il nome più delizioso di tutta la raccolta, i T-Rextasy. Se amate il bedroom pop senza compromessi (e quando dico "bedroom pop senza compromessi" intendo anche canzoni scritte per il tuo gattino che sta morendo), questa compilation non può mancare nella colonna sonora della vostra estate.





mercoledì 9 agosto 2017

I ain't never ever dreamed I'd have a dream like you before

 Cinema Red And Blue - Come Back To The City, Babyface

Basta la voce di David Feck dei leggendari Comet Gain che accenna un lieve pa-pa-pa-pa mentre le chitarre sotto rotolano Northern Soul, salgono suadenti i fiati e la melodia si chiude come un abbraccio, per farmi pensare che anche questa canzone è già un classico. Defilato e malconcio come sempre, ma comunque un classico in qualche vita parallela, elegante e perdente come di consueto, come piace a noi, una vita in cui balliamo e brindiamo ancora tutti assieme. La Fortuna POP! ha ormai chiuso i battenti ma il suo postumo singles club continua a sfornare vinili preziosi (qui non vediamo l'ora di mettere le nuovi sulla nuova traccia dei Flowers). Tornano sulla breccia anche i Cinema Red And Blue, il supergruppo indiepop formato da componenti di Comet Gain, Crystal Stilts, Pale Lights e Ladybug Transistor. Registrate da Gary Olson allo studio Marlborough Farms di New York, Come Back To The City, Babyface e la b-side Captain's Song dicono di avere "a slice of feel good West Coast pop with a nod or two in the direction of The Lovin' Spoonful", ma io la immagino bene su una vecchia pista di legno lucido, sotto le lampade colorate, tra i passi frenetici dei completi Mod e i vecchi amici che sono tornati apposta per questa festa. "Enjoy the groovy sounds while you can".

giovedì 3 agosto 2017

Indiepop jukebox: "stand with Bandcamp in support of trans rights"

Indiepop jukebox: stand with Bandcamp in support of trans rights

Nonostante la musica non sogni più di cambiare il mondo, domani Bandcamp promuove una nuova iniziativa che dimostra come ci sia ancora spazio per compiere azioni politiche e dare il proprio piccolo contributo in maniera diretta, anche grazie alle nuove piattaforme digitali.
In risposta alla politica discriminatoria dell'amministrazione Trump, domani il 100% dei profitti delle vendite sulla piattaforma digitale saranno devoluti al Transgender Law Center, organizzazione che si dedica alla difesa del diritti della comunità transgender. "We envision a future where gender self-determination and authentic expression are seen as basic rights and matters of common human dignity". Comprare un disco non cancellerà l'intolleranza, ma se può aiutare a fare in modo che esista un mondo in cui queste voci abbiano ancora forza, io ci sono.
Qui trovate un elenco "in progress" con oltre 200 tra band ed etichette che hanno già dato la loro adesione. Io ho preparato una mia piccola e personale lista della spesa. Se nei giorni scorsi il nuovo e modesto singolo dei Belle and Sebastian, We Were Beautiful, vi ha lasciato addosso una fame insoddisfatta di indiepop, se avete già consumato tutto il Nastrone dell'Estate 2017, e se domani volete compiere una buona azione, ecco qui sotto una piccola playlist con alcune delle mie preferite novità in uscita:



THE SURFING MAGAZINES
David Tattersall e Franic Rozycki dei Wave Pictures (casomai non fossero già abbastanza iperprolifici), Charles Watson, metà degli Slow Club, insieme al batterista Dominic Bride hanno dato vita a un nuovo supergruppo chiamato The Surfing Magazines
Suoni che si fanno più aggressivi e garage rispetto alle band di provenienza, e anche la presentazione è piuttosto agguerrita: "The Surfing Magazines intend to rock out and blow your mind, and then to mellow out and soothe your mind, and then to rock out again. They are at war with today's pretentious prog-indie-rock millionaires and bongo pop demigods". Album in arrivo per Moshi Moshi il prossimo primo settembre, in preorder qui.





Sempre a proposito di surf (del resto siamo ad agosto), ecco il duo dei Surf Rock Is Dead, proveniente da Brooklyn ma composto da Kevin Pariso di Chicago e da Joel Witenberg di Melbourne. Una musica che rimanda a quelle spiaggie e a quei surf un po' vaghi, sognanti e idealizzati che abbiamo ereditato da band come Wild Nothing, DIIV e Beach Fossils. Il loro nuovo EP We Have No Friends? uscirà in 4 varianti di vinile diverse a fine settembre per Native Sound.





STARS IN COMA - TEN YEARS
"Ten years ago I was such a beautiful mess" canta lo svedese André Brorsson, meglio conosciuto come Stars In Coma. E in effetti, ora che ci penso, sono almeno dieci anni che seguo sempre con molto piacere la sua produzione, a volte più indiepop, a volte più contaminata di synth ed elettronica. A fine agosto arriva il nuovo album Escapist Partisans e ad anticiparlo c'è questa Ten Years (con un video molto colorato ambientato a Lisbona): "this is some kind of modern pop take on the generic 80's sitcom theme song, mainly due to the heavy use of uplifting saxophone melodies. Also some kind of tribute to Bowie and his weird chord progressions. A song about looking forward and looking back but mostly staying the same personally".





 Holiday Ghosts: In My Head
Restiamo in Svezia, quanto meno a livello di label, perché in ogni mia lista della spesa su Bandcamp non può mancare la PNK SLM, ormai praticamente infallibile. La loro ultima scoperta sono gli Holiday Ghosts, provenienti da Falmouth, costa sud dell'Inghilterra, e fondati da Sam Stacpoole dei Black Tambourines, band di casa Art Is Hard che aveva goduto di un certo hype un po' di anni fa, e che sinceramente avevo perso di vista. Per questo nuovo progetto Stacpoole collabora con la sua fidanzata Katja Rackin e con un cast variabile di altri musicisti di altre formazioni (The Red Cords, The Golden Dregs e William Weak). A un primo ascolto, il loro debutto eponimo prende le mosse da una scrittura scarna, tra Velvet Underground, Modern Lovers e Clean, mostrando una certa disinvoltura. C'è da fidarsi, garantisce la casa di Stoccolma!





Big Baby - Sour Patch EP
L'anno scorso mi ero preso una bella cotta per gli Young Scum, quartetto di Richmond dalle chitarre frenetiche e dolcissime. Ora due componenti dgli Young Scum, Chris Smith e Brian Dove, insieme alla cantante Ali Mislowsky. hanno dato vita a una nuova band molto interessante, i Big Baby, che hanno appena pubblicato il Sour Patch EP, in digitale e cassetta per Egghunt Records. Ali racconta che l'EP "is about the worst year I had after graduating college. I couldn’t catch a break and it felt like everything was crumbling from every direction. They’re upbeat, poppy and bouncy but I wrote a lot of the lyrics in tears". Decisamente raccomandato agli amanti di amanti di quel bell'indiepop Anni Novanta, un po' Heavenly, un po' All Girl Summer Fun Band.





Shiny Times, Secret Memos
Kim Weldin fa parte del duo indiepop dei Tape Waves, ma da un paio d'anni coltiva anche questo suo delicatissimo e seducente progetto solista, Shiny Times. Quintessenza del bedroom pop, come ha scritto Bandcamp Daily, "the songs are so intimate it almost feels like eavesdropping to listen to them, as if Weldin never seriously expected anyone else to hear them". Voi, seriously, fatelo!




CATFLAP EP - SOBS
Quando mi capita di imbattermi in certi piccoli dischi twee semplicemente perfetti provenienti dal Sud-est asiatico rimango ammirato e spaesato al tempo stesso: deve esistere tutta una scena ricchissima da quelle parti di cui non sappiamo quasi nulla! Miniere di band fantastiche come questi esordienti Sobs, il cui primo EP Catflap pubblicato dalla Middle Class Cigars sembra una versione dream-pop di Frankie Cosmos, arrivando quasi dalle parti di un classico suono Sarah Records. Adorabili (come la copertina del disco)!





 Swimming Tapes - Soft Sea Blue (EP)
Nuovo singolo, molto estivo e molto assolato, anche per gli Swimming Tapes. What's On Your Mind, con le sue chitarre liquefatte, anticipa l'EP Soft Sea Blue, di prossima uscita su Hand In Hive. Il nuovo lavoro conferma il quintetto londinese come band sempre più abile e matura nel maneggiare il lato più soft e rilassato di un certo jangle-pop elegante e saturo di riverberi.




23 Bangers! - The Casual Lurkers Guide To Emotional Response (2017)
Spesso in radio mi capita di parlare della Emotional Response, l'etichetta degli infaticabili Jen Turrell e Stewart Anderson degli storici Boyracer. Per continuare a sostenere lo spirito DIY della band, dei mille progetti paralleli e della label, la Emotional Response ha messo assieme una multiforme antologia di tutte le migliori uscite dell'anno: si va dal punk al C86, passando per la new wave e momenti del tutto twee. 23 Bangers! - The Casual Lurkers Guide To Emotional Response (2017) è una "compilation of some of the amazing songs we have been releasing this year. Please help us spread the word, and if you are a lurker, please consider buying this ace comp so we can continue our quest to bring you the best music from around the world". Domani su Bandcamp potete prendere due piccioni con una fava.




Orson - Here
Concludiamo questo lungo giro tornando a casa, in Italia, e per la precisione, in Puglia, a Corato, dove fa base Orson. Conoscevamo già Cataldo Bevilacqua come frontman dei Barbados (aspettiamo ancora il seguito di quel magnifico esordio folk rock!), e ora scopriamo questa nuova creatura acustica, solo chitarra e voce, con queste sei canzoni calde, super classiche e toccanti.
Bevilacqua descrive il suo primo album Here "una raccolta di appunti, bozze, piccole fotografia della provincia e del mio mondo. C'è molto dentro ma non tutto. A tenere insieme tutto questo un'idea: dare senso alla memoria, preservarla, rinnovarla, fissarla nel tempo". Here diventerà anche un cd autoprodotto e una cassetta per More Letters Records.




mercoledì 2 agosto 2017

I wanna go back to bed

Us And Us Only - Full Flower

I wrote poems to you from my bedroom.
I wrote no one for years.

Questa non dovrebbe essere esattamente la stagione per lasciarsi prendere da un disco che, per semplificare, si definisce slowcore. Un disco che ha richiamato paragoni con Low, Elliott Smith, Pedro The Lion e certi Death Cab for Cutie. Ma la quieta bellezza di Full Flower, il primo vero e proprio album degli Us And Us Only, ti conquista così, mentre pensi ad altro, correi e fai, ridi e c'è il sole, e non ti vuoi accorgere che dentro ti è rimasto questo nodo in gola. Kinsey Matthews sussurra, ti parla, non alza quasi la voce, eppure le sue canzoni cullano con una spontaneità che può toccarti da vicino, se riesci a prestare attenzione.
Sono canzoni che raccontano spesso di sonni, di sogni e di tornare a dormire. "We slept for three whole days / to rest from our pity, prepare for the city". Ci sono un sacco di quei ricordi che continui ad accarezzare mentre ti giri sul cuscino: forse li vuoi dimenticare, o forse vuoi dimenticare tutto quello che ti distrae da loro. "I'm buried while I lay here". In questi versi c'è sempre qualche casa a cui si torna, qualche stanza che ci ha visti insieme e dentro cui sono rimaste ancora sospese le tue parole. "I'm too stoned to leave my tomb / I'm too scared to leave the womb". La fuga di chi non si sposta di un centimetro dalla propria posizione.
In un'intervista su Upset, Matthews lo ammette con il massimo candore: "I tend to quickly identify the horror or wonder in really normal situations, so it’s easy for me to take a situation like going grocery shopping or taking a walk through the woods and blow it out of proportion into this weird pseudo-cinematic life or death experience. [...] The death of a feeling, a period of your life, a space you’ve taken up for some time".
Se in questi giorni assolati non vi spaventa un disco indie rock che trabocca autunno e rimpianti, quello della band di Baltimora è un lavoro prezioso e schietto, dalla scrittura matura, senza compromessi.



lunedì 31 luglio 2017

Il nastrone dell'estate 2017!

Il nastrone dell'estate 2017! - polaroid.blogspot.com

Ogni anno ancora la meraviglia di scoprire quanto ancora mi meraviglia il tempo d'estate, si prolunga e mi distende, e mi sento leggero mentre la città è vuota, perpendicolare e assoluta, possiamo camminare proprio al centro della strada, apri le braccia per restare in equilibrio, il momento in cui partono le chitarre e il sole sulla pelle stilla un brivido lungo la schiena, tutto è ancora possibile, ho preparato il nastrone per il viaggio, spero che ti piaccia, e poi saltiamo sopra un bateau bianco e blu, accelera, vento a scompigliare, la cartolina come segnalibro, qui è tutto cielo, ricordati l'incantesimo per non dimenticare mai quella scena con il sorriso controluce, togliersi di corsa gli occhiali e tuffarsi.


[Qui sotto la tracklist, in fondo al post lo streaming integrale e l'mp3 in download:]

01) Basketball Shorts - This Summer




02) Sea Pinks - Places She Goes




03) Guggi Data - Baby




04) The Stevens - I Know (Charles And Jerry)




05) Shout Out Louds - Oh Oh




06) Major Leagues - Mess Up (mp3)


07) Last Leaves - Something Falls




08) Lexie - In Us




09) Club Night - Rally




10) Sprinters - Young As Me




11) Jake Bellissimo - Independence Day




12) Alvvays - In Undertow




13) The Drums - Blood Under My Belt




14) Dent May - Across The Multiverse (feat. Frankie Cosmos)




15) Milk Teddy - Rock 'n' Roll Cretin




16) Castlebeat - Heart Still Beats




17) The Pains Of Being Pure at Heart - When I Dance With You




18) Wesley Gonzalez - Not That Kind Of Guy




19) Beach Fossils - Tangerine (feat. Rachel Goswell)




20) Dignan Porch - Basement




21) Gorgeous Bully - Time




22) Swimming Tapes - Tides




23) Petite LeagueSun Dogs




24) Moderate Rebels - The Light In Your Eyes



25) WHY? - Easy




26) Carl Brave x Franco126 - Pellaria (Populous & Ckrono remix) (mp3)

giovedì 27 luglio 2017

Holding hands under a cloudless sky

Holding Hands Under a Cloudless Sky – A Tribute to the Television Personalities: Vol 4

C'è una vecchia canzone dei Television Personalities che si domanda "Why do we do all these things? All the silly things lovers do". Ecco, Wally Salem è uno che, nonostante tutto, continua a fare quelle che molti definirebbero "silly things" perché il suo cuore custodisce un grande amore. E questo amore sono proprio i Television Personalities, la sfortunatissima, fondamentale e troppo spesso dimenticata creatura di Dan Treacy. Qui potete trovare un suo lungo e dettagliato racconto di questo amore.
La prima volta che ho citato Wally su questo blog è stato addirittura nel 2005 (era l'epoca della rivista Losing Today) e oggi, in uno scenario musicale che non potrebbe essere più differente e lontano, quell'amore brucia ancora: il progetto di pubblicare 10 album di tributo ai TVPs in 10 anni, attraverso l'infaticabile lavoro della sua label Beautiful Music, forse procede un po' a rilento ma di certo non si arresta, e ora ha raggiunto finalmente il traguardo del quarto volume, Holding Hands Under A Cloudless Sky.
Tra le 22 canzoni in scaletta i veterani Dot Dash (alle prese con una energica Jackanory Stories), Robert Scott dei Bats (che affronta la non facile Stop And Smell The Roses), vecchie conoscenze della scena indiepop come Just Joans e Pristines, e ovviamente una quantità di band che ancora devo scoprire. Per esempio, non so nulla (mea culpa) di questi Jeremy, ma la loro lettura quasi Teenage Fanclub di A Good And Faithful Servant è notevole, e i Pretty Eyes For Captain America (ma che nome!) regalano una delicatissima versione di She Lives For The Moment. Mi piace un sacco il mood un po' alla Kinks lo-fi che Paul Messis riesce a dare a If That’s What Love Is, e non era per niente facile tornare sulla nota Someone To Share My Life With, ma Todd Shuster (ex Impossible Years, band di Philadelphia che inaugurò il catalogo dell'etichetta Dreamworld, fondata proprio da Dan Treacy) riesce a farla propria con il massimo rispetto possibile.
Insomma, questa bella compilation della Beautiful Music trabocca di risposte alla domanda "why do we do all these things?", ascoltatela e tornate ad ascoltare i Television Personalities.

(mp3) Simon Bish & Andy Fonda – Silly Things Lovers Do
(mp3) Jeremy – A Good And Faithful Servant

sabato 22 luglio 2017

Freez live @ polaroid!


I Freez hanno meno di vent'anni e probabilmente hanno in mente un sacco di feste. La musica che fanno, a volte lo-fi e sgangherata, a volte più aggressiva e dritta, sembra arrivare da qualche sfrenato party in spiaggia, i surf piantati nella sabbia, le casse sparate al massimo e le ragazze che ballano. Se gli chiedi come hanno cominciato a suonare assieme ti raccontano di video di skateboard prima che di dischi, e in qualche modo questo è perfetto. La FatCat Records in persona, qualche settimana, fa ha mostrato di apprezzare una loro canzone su Soundcloud: si intitola Bad Weed, non sarà un caso. Insomma, i Freez sono quanto di più divertente, Burger Records e adatto a una clamorosa serie di brindisi celebrativi potesse capitare negli studi di  Radio Città del Capo per il season finale di "polaroid - un blog alla radio". Grazie davvero (anche a Sara e a Hello Dirty fanzine!), e sopratutto, continuate così.
Qui trovate il podcast dell'intera ultima puntata, mentre qui sotto le canzoni che i regaz ci hanno regalato dal vivo:

Freez live @ "polaroid - un blog alla radio"
Radio Città del Capo, 2017/07/17


- Bad Weed
- My Throat Burns
- River (Together Pangea cover)
- Do Nothing Club

venerdì 21 luglio 2017

I'm still waiting for a reason to breathe

Wesley Gonzalez - 'Excellent Musician'

Pare che Wesley Gonzalez sia "no longer interested in playing guitar", ma io credo non smetterò di ascoltarlo anche nel caso suonasse due sassi sbattuti. E quando non scriverà più musica e continuerà a declamare i suoi versi crudeli e sconsolati, cantando le sue melodie beffarde in fondo al bancone di qualche pub londinese, io sarò ancora suo fan. Quella che è stata la precoce voce dei Let's Wrestle qui a polaroid avrà sempre un posto di riguardo. Il suo primo album solista è un avvenimento di cui bisogna dare conto con ogni riguardo. E sì: non ci sono chitarre, non c'è punk né indie rock né indiepop (vade retro!), ma la sua scrittura, la sua cattiveria e la sua poesia sono ancora le stesse, sono ancora tutte lì. Wesley Gonzalez lo riconosci alla prima nota.
"Misery don't love company / I'm not sleeping peacefully": Wesley è uscito dalla droga, dalla noia, dal banale tedio della sua giovinezza, e da non so che altro, ma riesce ancora a raccontare con ammirevole accuratezza la perfida maniera in cui la tragedia e la miseria di questa vita solitaria si mescolano a immotivate pulsioni, bassi desideri, tutti i persitenti accanimenti di cui è composta un'esistenza. "It's a terrible shame to get just what you need". C'è tutto il suo malessere e il suo sgomento dentro due semplici versi come "An adult, some freedom / what does it mean?".
Per costuire questo magnifico Excellent Musician Wesley si è fatto autodidatta di pianoforte e tastiere, racconta di essersi immerso in Al Green E Stevie Wonder (quanto di più lontano da Hüsker Dü e Wedding Present, un paio dei riferimenti più comuni per la sua precedente band). Lo immagino imprecare e sudare per mesi sui controlli di qualche synth Korg vintage, eppure alla fine eccolo qui, con le sue barcollanti composizioni tra XTC e David Bowie (e più in fondo, Beatles e Kinks), brillante e capace come pochi di raccontare piccole storie spietate e così dannatamente inglesi: "A song to sing, a song to be blunt / When did you start living life as a cunt?".
Dentro queste canzoni l'amore è un difficile compromesso, l'affetto dei cari assomiglia più a un ricatto e gli amici non sono mai affidabili molto a lungo: eppure la musica racconta un pop raffinato, allude con certi arrangiamenti di sax e fiati a una insospettabile spavalderia, a feste eleganti che non sappiamo più se sono un ricordo vissuto o meno. Il "musicista eccellente" è quello che ha imparato meglio di tutti che lo spettacolo prosegue sempre, nonostante gli errori di percorso, nonostante i costumi ormai logori, nonostante a volte la sua voce non sembri arrivare fino a dove vorrebbe. Ma lui è lì, il palcoscenico è suo, e Wesley canterà con tutto lo stile e la dedizione di un disgraziato hooligan che la vocazione ha chiamato all'arte. Grazie, davvero.





lunedì 17 luglio 2017

It's good for business

MODERATE REBELS - LIBERATE

Il loro manifesto è "utilizzare meno parole e meno accordi possibile", hanno quell'estetica sfuggente da studenti d'arte che non capisci mai quanto ti stiano prendendo in giro e quanto ci credano davvero, e il loro primo singolo esordiva con molta modestia: "We’ve come to wreck your house and ruin your life, God sent us".
Sono i Moderate Rebels, quartetto londinese che aveva visto segnalato per la prima volta qualche settimana fa niente meno che da Fabio "The Tuesday Tapes" De Luca: direi che c'è da fidarsi. Il suo commento era stato «"recommended if you like" Pylon, The Raincoats», e dopo l'ascolto in loop del nuovo magnetico Proxy EP aggiungerei senza dubbio CAN e Spacemen 3.
Ma la cosa che ho trovato più esaltante, e che che mi ha fatto definitivamente innamorare di loro, è che dopo le prime tracce, dal carattere ostile e spigoloso, i Moderate Rebels sono capaci di tirare fuori da quei loro maglioni neri e musi lunghi un paio di pezzi pop grondanti quello struggimento proletario che mi fa tornare in mente certi rabbiosi Comet Gain. E quando mai ti capita che una band ti faccia tornare in mente i Comet Gain? Pare sia in arrivo un album entro fine anno, ho aspettative già parecchio alte, Moderate Rebels nome su cui puntare per il prossimo futuro.



domenica 16 luglio 2017

You turn me on

THE SHIVAS

Vedi alla voce partenze intelligenti: poco prima del tramonto, tornare dalla Riviera, deviare verso Ravenna, prendere la direzione centro e arrivare in Piazzetta Unità d'Italia. Qui, a partire dalle 19, trovate il sottoscritto a mettere un po' di dischi in versione aperitivo, ma soprattutto - appena calano le tenebre - trovate The Shivas in concerto!
La band di Portland torna in Italia per presentare l'ultimo lavoro Turn Me On, uscito per Burger Records dopo tre album per la storica K Records. Autori di un garage rock a bassa fedeltà che sconfina gioiosamente in una psichedelia ipnotica ma luminosa, gli Shivas sono attivi oramai da oltre un decennio, e diciamo che dalle nostre parti sono un po' di casa, garantisce Hey Man Booking. In apertura i local heroes Tunguska. Ci si vede a banco!



sabato 15 luglio 2017

Can’t take it anymore

TERRY - REMEMBER TERRY

"polaroid - un blog alla radio" S16E36

Shout Out Louds – Jumbo Jet
Loney Dear – Sum
[in collegamento con Davide dalla redazione di The Breakfast Jumpers]
sonambient – Kolymbetra
No Monster Club – Scouts Anthem
Terry – Give Up The Crown
The Shivas – Turn Me On
[in collegamento con Andrea “Benty” Bentivoglio per “Troppa Braga“]
Wet Lips – Can’t Take It Anymore
Wesley Gonzalez – In Amsterdam

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Spotify

venerdì 14 luglio 2017

Teach me to forget

The Radio Dept. - Teach Me to Forget

A sorpresa, questa mattina una mail della Labrador Records annunciava l'uscita di un nuovo EP per i nostri amati Radio Dept. (per ora solo in digitale, in seguito anche vinile e cd - immagino con i consueti tempi dilatati degli svedesi).
Teach Me To Forget raccoglie 6 tracce: la title track che già chiudeva l'album dell'anno scorso Running Out Of Love, in una nuova versione, ancora più rarefatta, due inediti (di cui uno in anteprima qui sotto, sempre più PSB!) e tre remix che mi incuriosiscono molto, a cura di Henning Fürst (già componente di Tough Alliance), Mythologen e Kim Ki O.
Se volevate iniziare il weekend con un bel mood balearico ma a temperatura scandinava, eccovi accontentati!




giovedì 13 luglio 2017

[Video première] Stranger Paws - "Tie-Beams"

Stranger Paws - Tie-Beams

«1991: è il mio sesto compleanno. Dopo la torta mia madre mi tende un pacchetto azzurro con un motivo tartan. Ho paura sia il solito libro-gioco, quello con i dadi, dove sei costretto a leggere ed immaginarti tutto. O forse l’ennesimo set di dinosauri, destinati a chili di polvere sulla libreria di ciliegio ambrato. E invece no, dopo il primo strappo, capisco che è solo un pacchetto di Zigulì alla fragola. Piango per mezz’ora, disperato. Poi d’un tratto i miei, tra l’impietosito e il divertito, me ne porgono un altro, con la carta tutta piena di piccoli clown. Inizio lentamente a scartarlo, ma il cuore accelera ed anche io vado più veloce, penso già agli amici a scuola, ai pomeriggi sul mio letto, ai viaggi infiniti nella macchina dei miei: è un fantastico Game Boy. Bianco.»

Questa è la storia di Stranger Paws, e forse davvero basta un mito originario come questo, un classico "momento dopo il quale nulla sarà più come prima" per raccontare e spiegare  tutto quello che è venuto poi. Bastavano quel minuscolo schermo e una manciata di pixel colorati per riempire il mondo: "il pavimento a quadri della scuola è un Tetris gigante, le strade e i vicoli stretti del quartiere diventano il perfetto sfondo per Pac-Man, e le panchine o i gradini delle case ti fanno sentire Super Mario". Poi con gli anni i videogiochi scadono sempre più "nel loro banale iperrealismo", e per Stranger Paws è naturale passare dall'amore per le consolle a quello per i campionatori e i sintetizzatori.
Flash forward fino all'incontro con Lady Sometimes Records e MiaCameretta Records, le etichette per cui a settembre uscirà Concrete Structures Vol. 1, l'album di debutto registrato al VDSS Recording Studio di Morolo. Ad anticiparlo, il video di Tie-Beams che presentiamo in anteprima oggi qui. Retromania, synths vintage alla Com Truise o Miami Nights 1984, e atmosfere sospese che sembrano uscire da uno spin-off di Stranger Things. Il disco, in realtà, avrà riferimenti ben più solidi e sarà un concept su elementi tipici dell'ingegneria civile: "strutture di cemento, ma anche strutture concrete che richiamano la musique concrète ed il desiderio di manipolare suoni pre-esistenti - in questo caso sintetici, proprio come materiali edili - al fine di ricostruire un immaginario nostalgico, il ricordo di un’altra realtà, per certi aspetti più umana del presente virtualizzato".
Intanto, inserite il gettone e godetevi il pezzo.


Il video è realizzato da Bubi Visual Arts. La voce che si sente a un certo punto è quella di Giovanna Vedovati dei Tiger! Shit! Tiger! Tiger!.

mercoledì 12 luglio 2017

Give me a chance to be forgotten


"I thought it'd be funny to write an anthemic sounding rock song about wanting to be unknown. I wrote it a few years ago, it was going to be on the last record, but it didn't sound right. There weren't enough guitars or crash cymbals. If you wanna be forgotten, a lot of guitars and crash cymbals are a great way to communicate this. Its also about heartache."

Siamo quelli che saranno dimenticati, la Storia ci avrà trascurato, ma almeno ce ne saremo andati in mezzo al frastuono dei riverberi e al fischio dei feedback, con tutte le chitarre in gloria, anche quelle scordate. Passano le estati degli altri, i sonni agitati e la vita che ci abbruttisce. Ci teniamo qualche inno sporco, quelle due tre parole che ci ripetiamo da sempre, una cicatrice. Tutti i più grandiosi dischi di indie rock dovrebbero sembrare così: "non finiti", eppure suonare esattamente come se nulla dovesse essere più toccato. Un'espressione indefinita ma completa che mi lascia addosso quel desiderio infantile e irrefrenabile di imbracciare una chitarra, di baciare, di ballare e di correre via di qua. Secondo album per The Stevens e vale ancora quello che avevo detto per l'esordio del 2013: "l'eleganza schiva di un gesto compiuto ma non chiuso". Cambiano in parte i fattori della somma: dentro questo nuovo Good la scrittura assume (quasi sempre) contorni più definiti, il minutaggio si fa più consistente, e quasi tutti i ritornelli girano un paio di volte. Ma queste notazioni passano in secondo piano, quando queste diciotto canzoni lungo quaranta minuti scarsi ti sbattono addosso un'infinità di pure intuizioni fatte di Television, Guided By Voices, Clean, Pavement, Modest Mouse. Quasi tutte strepitose, quasi nessuna conclusa. E non mi aspetto niente di meno da una band composta da membri di Twerps, Boomgates e Dick Diver: la meglio Australia che amo. Prendiamo a calci i ricordi, I want my life to be like the opening sequence of a sit-com.






martedì 11 luglio 2017

There's something nice about knowing everyone feels hopeless

DIET CIG - Swear I'm Good At This (2017)

Magari non vale in tutti i casi, ma almeno questa volta per me ha funzionato: quando un disco che potenzialmente potrebbe piacermi diventa oggetto di qualche polemica fatta di fuffa, intorno alla quale tutti sentono il dovere di esprimere la propria opinione, per qualche specie di istinto di conservazione mi capita di starne quanto più alla larga. Pigrizia terminale o provvidenziale misantropia?
Tre mesi fa l'album di debutto dei Diet Cig, piccola band che aveva goduto di un certo hype agli esordi (se ne era parlato abbastanza bene anche qui), ha ricevuto una recensione piuttosto velenosa da Pitchfork, e si è levato un coro di reazioni tra il sarcastico e l'indignato, con conseguente e inevitabile backlash-del-backlash in difesa delle opinioni della recensione  (trovate un riassunto fin troppo esaustivo su Broooklyn Vegan). In sostanza, i Diet Cig venivano accusati di essere vuoti e inconsistenti, e di essersi appropriati di un linguaggio vagamente femminista, o femminista solo in apparenza, senza averne credito. Dopo questa bufera, qualcuno si era addirittura spinto a cercare oscuri legami tra una ex del batterista dei Diet Cig Noah Bowman e la giornalista di Pitchfork Quinn Moreland, mettendo in discussione l'etica professionale di quest'ultima (?). Io intanto non avevo ascoltato nessuna canzone tranne il singolo.
Tre mesi dopo, in tutta sincerità, e pur con tutta la simpatia verso i Diet Cig, ho qualche dubbio che Swear I'm Good At This sia un album con le spalle abbastanza larghe per reggere tutto questo. Dieci canzoni di pop punk sbarazzino (o, viceversa, di indiepop "pompato", come preferite) che hanno altri riferimenti e obiettivi. Per esempio, la risoluta affermazione di quella rabbia (post-) adolescenziale che non conosce modestia e si lancia in sentenze tipo "I’m done with being a chill girl / I’m trying to take over the world" (poi ti rileggi cinque anni dopo e ti metti le mani sulla faccia). Oppure quell'esuberanza degli ormoni ("I wanna kiss you in the middle of a party / I wanna cause a scene"), che a volte può dare alla testa e portare un bel po' di confusione: "I wanted to need you / And now I’m forgetting why I tried". A tutto ciò si accompagnano dichiarazioni di indipendenza forse acerbe ma non per questo meno fiere: "I don’t need a man to hold my hand / But that’s just something you’ll never understand", sorrette da chitarre piuttosto Novanta (che i più maligni paragonano a un certo stile Blink-182) e cantate dalla voce squillante di Alex Luciano (che i più maligni paragonano a quella di Avril Lavigne).
Swear I'm Good At This è un disco "semplicemente divertente", che racconta nel dettaglio questo suo reclamare il diritto di essere "semplicemente divertente", il suo "essere adulto" ma, al tempo stesso, "EHI lasciatemi in pace con le vostre menate da adulti". Insomma, un disco che contiene ancora una certa dose di innocenza rock'n'roll, ovviamente mescolata in maniera irreversibile a una certa ingenuità: "I wanna be the best one at this / But i don’t wanna get out of bed". Forse è stato questo a venire percepito come un peccato capitale, un'offesa irrimediabile, o forse un'espressione dei tempi e di una generazione che non ha ancora capito bene come bilanciare consapevolezza ed efficacia. Per quanto mi riguarda, polemiche e fuffa intorno dischi come questo sono un'espressione dei tempi altrettanto fastidiosa.




domenica 9 luglio 2017

Sometime someplace

Plume Of Feathers

"polaroid - un blog alla radio" S16E35

Lexie - Youngster
My Light Shines For You - Detective
Pale Spectres - Didn't Know Where To Go
Crepes - Sexyland
Kevin Morby - Pearly Gates
We. The Pigs - Too Young
Ladroga - Locali
Cornelius - Sometime Someplace
The Clientele - Lunar Days
Plume Of Feathers - One Year On
Carl Brave x Franco126 - Pellaria (Populous & Ckrono remix)

Download / Streaming / Iscriviti al podcast / iTunes / Spotify

giovedì 6 luglio 2017

Living in the straight world

My Teenage Stride - Living In The Straight World

Quando qualche giorno fa, sul feed di Bandcamp, ho visto riapparire il nome dei My Teenage Stride sono rimasto davvero sorpreso, e non ho potuto fare a meno di sorridere. Il semplice fatto che nel 2017, in uno scenario musicale ipercinetico e dentro cui è complicato dare ancora un senso alla parola "passione", esista una band come quella che Jedediah Smith porta avanti da ormai tre lustri, mi regala sincera felicità. La Unblinking Ear Records di New York ha da poco pubblicato una nuova cassetta, Living In The Straight World: sei vibranti tracce di indiepop ruvido e senza fronzoli che, tra omaggi a Television Personalities (la magnifica title track), ai Velvet Underground più classici (Christopher Come), o all'estetica Flying Nun (Gamma Radiation), confermano che questa vecchia musica fatta di jangling guitars (a volte pure scordate) e poesia dei margini è ancora viva, capace di suonare ancora forte ed emozionare.

lunedì 3 luglio 2017

To long for a feeling is better than nothing

Lexie – Record Time!

Nello stesso giorno in cui indossavo una maglietta di Frankie Cosmos e la inzuppavo allegro dentro il più provvidenziale dei temporali estivi, attraversando di corsa la città in bici, felice come un bambino, scoprivo che proprio Frankie Cosmos aveva messo in piedi un nuovo side project e, cosa ancora più esaltante, che è meraviglioso!
Si chiamano Lexie e vedono la nostra super Greta Kline insieme al chitarrista e al batterista provenienti dai Warehouse (rispettivamente Alex Bailey e Doug Bleichner), band post-punk di Atlanta pubblicata dalla Bayonet Records dei Beach Fossils, nonché casa della stessa Frankie. Per scrupolo, i Warehouse sono anche andato a riascoltarmeli (avevo un vaghissimo ricordo urlante dell'esordio Tesseract del 2015): spigolosi e abrasivi tra Wire e Sonic Youth, quanto di più lontano dalla delicata poesia twee dei Lexie.
Ha da poco visto la luce l'esordio Record Time! e mi ci sono buttato dentro con il cuore traboccante di speranze. Greta raccoglimi e consolami, e parliamo un po' mentre andiamo in bici e facciamo battute brillanti, e fammi sentire che quest'estate e questa vita non mi hanno lasciato stupido del tutto. Dopo l'iniziale Blood Boils, forse la canzone qui più affine alla precedente produzione di Frankie Cosmos, credevo che non ci sarebbero state troppe sorprese. Invece, a mano a mano che la scaletta si srotolava rapida (otto canzoni in appena un quarto d'ora) cominciavo a rendermi conto di qualcosa che mi stava facendo entusiasmare come poche altre volte negli ultimi tempi. La struttura irregolare dei pezzi, il tono di certe strofe, tra l'agrodolce e il surreale, e soprattutto le parti cantate da Bailey, mi stavano facendo tornare in mente... non può essere, proprio loro: i Pants Yell!
Sì, forse è ora di ammetterlo a me stesso: nonostante tutto, nonostante sia sempre più una lotta contro il tempo, il buon senso e i mulini a vento, uno dei motivi principali per cui continuo ad ascoltare musica è per trovare qualcuno che sappia farmi emozionare come facevano i Pants Yell, qualcuno che sappia portare avanti quell'idea di musica fragile eppure ostinata, nervosa e piena di grazia al tempo stesso. L'asciuttezza del tratto dei Pants Yell trova per me un'eco, forse inconsapevole (chissà), dentro queste canzoni dei Lexie. La ritrovo in versi micidiali tipo "did you even notice the way that I'm hopeless / to long for a feeling is better than nothing" (Home For A Minute); in battute che sembrano già citazioni dai dialoghi di qualche prossima serie: "yea I know we met and it's not like me to forget but if I haven't said so / yet let me say something I'll regret" (Youngster); in quello humour dai risvolti sempre un po' lugubri: "graveyards are pretty in the sun / it's ok that someday I will be in one"; o in sentenze inappellabili come "I believe in love / I don't believe in us" (In Us, forse una delle più belle canzoni cantate da Greta in tutta la sua carriera). Jangling guitars puntuali e discrete, melodie che restano sospese a mezz'aria, quegli scambi eleganti tra voce maschile e voce femminile, una generale aria di frugalità e semplicità che però arriva sempre a cogliere il segno: i Lexie possiedono praticamente tutto quello che amo e cerco e, nonostante tutto, continuo a cercare nell'indiepop.


sabato 1 luglio 2017

Mt. Zuma live @ polaroid!

Mt. Zuma live @ polaroid alla radio 2017/06/26
Mt. Zuma live @ polaroid alla radio 2017/06/26

Una delle novità più interessanti dell'anno, per l'indie rock qui in città, è stato senza dubbio il debutto dei Mt. Zuma, trio che ha da poco pubblicato il proprio esordio su cassetta per More Letters Records. Qui sul bloog ne avevamo parlato giusto qualche settimana fa, definendo i Mt. Zuma "power trio". Talmente power che quando lunedì scorso sono venuti a trovarmi in radio hannno fatto saltare tutti i volumi della regia. Eppure lo stesso: pur di averli lì, dall'altra parte del vetro a suonare dal vivo e a pestare forte, ne valeva assolutamente la pena. Qui trovate il podcast dell'intera puntata, tra chiacchiere e brindisi, mentre qui sotto alcune delle tracce che i regaz ci hanno regalato dal vivo, negli studi di Radio Città del Capo:

2) Frail




mercoledì 28 giugno 2017

Playin' for pride

Sea Pinks - Watercourse

A volte l'indiepop sembra un distinto signore che continua ad allacciarsi con diligenza il colletto della button-down e a tenersi i capelli ostinatamente in ordine, mentre ogni cosa intorno sta franando e vola via in un uragano. Per quanto possa essere del tutto ozioso e frivolo tentare di stipare dentro un'analogia, nemmeno troppo originale, un intero genere musicale fatto di epoche e band differenti, c'è questa impressione che non mi abbandona: la natura che la maggioranza delle persone percepisce, forse con una certa superficialità, nell'indiepop, quel suo essere anacronistico e datato, un discorso che non avrebbe nulla da dire sul presente, è invece il cuore stesso del suo slancio perdente e fragile. Gira intorno a una certa idea di dignità ostinata, di rivoluzione fatta di etica sobria, di resistenza all'apocalisse che veste solo in apparenza i panni del partito conservatore. Insomma, una continua contraddizione. Solo che invece di farla detonare, questa rivoluzione, l'indiepop deve avere deciso a un certo punto di custodirla e alimentarla al proprio interno per prolungarla nel tempo. Una brace che cova tra amori mai corrisposti, nostalgia e chitarre già cenere della Storia, un suono che brucia in una lentezza esasperante, mentre intorno folate di decenni di mode vanno e vengono, nuovi generi divampano e illuminano. L'indiepop resta lì e non se accorge quasi nessuno. Per qualcuno (e per me) quel suo restare lì, in qualche modo, è ancora importante.
Nel loro nuovo album, Watercourse, gli irlandesi Sea Pinks cantano Playin' For Pride, una piccola canzone che gira intorno all'idea di continuare a fare musica da outsider. Non spiegano cosa sia quel "pride", ma lo puoi sentire nelle scariche elettriche degli accordi, insolitamente aggressivi per il loro stile. Forse più dalle parti dei Wedding Present che degli Smiths, consueti riferimenti nelle loro recensioni. A quel sentirsi "buried alive" dentro un giro musicale sempre più soffocante (o soffocato), ognuno reagisce come può. L'orgoglio lo trovi anche dentro un suono distillato e decantato da ormai sei album in sette anni, senza fronzoli, e che in questa nuova prova raggiunge forse la sua perfezione. A tratti lievi come primaverili Housemartins, a tratti più nervosi come giovani REM, i Sea Pinks continuano e continueranno a portarsi dietro quegli aggettivi tipo "breezy", ma lo fanno ormai con una disinvoltura consumate e ammirevole. Con questo disco hanno dimostrato di avere le spalle più larghe del sarcasmo con cui qualcuno potrebbe considerare oggi l'etichetta "surf-rock" (a proposito: ma solo a me la title-track qui sembra un magnifico pezzo da primi Vampire Weekend?).
I Sea Pinks forse non diventeranno delle leggende della storia della musica, ma la consistenza e la coerenza della loro produzione per me è un altro incoraggiante mattoncino da aggiungere con un certo orgoglio al rifugio traballante e prediletto che è l'indiepop attuale.






sabato 24 giugno 2017

Lobby Boys + All My Teenage Feelings live @ polaroid!

Lobby Boys & All My Teenage Feelings live @ polaroid!

Lunedì scorso ho avuto il piacere di ospitare in radio Lobby Boys e All My Teenage Feelings, ovvero Omar Aleotti e Luigi Bussotti, rispettivamente da Modena e Viterbo. Due cantautori accomunati, tra le altre cose, dalla predilezione per il lo-fi e per lo shoegaze, le uscite su cassetta e un'innata sensibilità per il DIY. Entrambi sono stati pubblicati da Nervi Cani, iperattiva etichetta e casa editrice con base a Modena. Qui trovate il podcast dell'intera puntata, mentre qui sotto le singole tracce che i regaz ci hanno regalato dal vivo negli studi di Radio Città del Capo: