venerdì 30 marzo 2018

Why? Don't you ever ask why?


La prima volta che ho sentito il disco degli Insecure Men ho pensato "ma perché tutto questo hype per loro, e invece l'anno scorso nessuno si era filato Excellent Musician, il debutto solista di Wesley Gonzalez?". In fondo, entrambi i dischi partono dal pop ma mettono in secondo piano le chitarre e prediligono suoni sintetici e vintage, atmosfere anacronistiche, aggiungiamo pure qualche stralunato sassofono che non guasta mai. Là erano più XTC, qui qualcosa più glam e Kinks mescolati a certa exotica un po' senza tempo, ma in entrambi i casi la sensazione è quella di entrare in certi vecchi alberghi di seconda categoria, in località dimenticate e passate di moda, fuori stagione. I centrini sui tavoli, stampe scolorite in cornice e statuette kitsch.
Ma mentre puoi aspettarti di trovare il disco di Gonzalez seduto da una vita al banco del bar, curvo a rimuginare sul bicchiere e pronto ad attaccare astiosamente bottone con il primo malcapitato, il disco degli Insecure Men è di là, nella sala da ballo in disuso ma ancora tutta addobbata. Non aspetta nessuno, accenna due passi sul legno logoro della pista, dondola piano ripetendo le parole di una vecchia canzone, accarezza fossili di palloncini e festoni coperti da una perenne polvere.
L'eco di epopche passate, forse perdute ma in qualche modo ancora persistenti sotto e dentro a un presente che pretende di vedersi molto più "futuro" di quello che in realtà riesce a essere, è uno degli elementi che più mi affascina del disco degli Insecure Men.
Non sono mai stato un grande fan dei Fat White Family. Trovo le complicate e un po' tristi vicende personali di Saul Adamczewski, fino alla fuoriuscita dal gruppo provocata dalle sue pesanti dipendenze, interessanti fino a un certo punto. Invece, il fatto che, grazie alla collaborazione con il frontman dei Childhood Ben Romans-Hopcraft (e anche all'aiuto di un po' di vecchi compagni di strada, in primi di Lias Saoudi dei FWF), si stia riscattando con un disco così inquietante e tranquillizzante al tempo stesso, beh è una faccenda molto più curiosa.
La maniera del tutto rassicurante, quasi sdolcinata, con cui gli Insecure Men cantano di argomenti quali le affinità tra la morte di Whitney Houston e sua figlia Bobbi, la pedofilia di Gary Glitter, la desolazione delle periferie britanniche vissuta dal punto di vista di un tossico perso, o i lati più oscuri di un personaggio controverso come Jimmy Savile, sono una cosa che lascia abbastanza sconcertati. Tra xylofoni psichedelici, languide marcette da piano bar e fluttuanti canzoncine pop confezionate con frastornata eleganza, questo album (prodotto da Sean Lennon, ricordiamolo) non si fa mancare nulla, e nemmeno ci vuole risparmiare nulla. Come realizzare all'improvviso che innocenti musichette da ascensore nascondono una disperazione devastante e lacerante, salvo poi arrivare a capire che è del tutto normale, e che sarebbe ipocrita fingere che non è così.







mercoledì 28 marzo 2018

Glasgow nights

Money Advice Scotland - Glasgow Nights

Non è esattamente un inedito (era già apparsa come bonus track dell'edizione giapponese del loro ultimo album Slow Summits), ma si tratta comunque dei Pastels, di una canzone (quasi) mai sentita e quindi passiamo volentieri sopra a queste inezie da utenti di Discogs. Si intitola The Boats e ha una melodia che culla dolce, come le barche nella baia al tramonto di cui raccontano le voci suadenti di Stephen e Katrina. La band scozzese ha inserito questa rarità in una compilation curata da Money Advice Scotland, ente benefico che si occupa di combattere la povertà e operare per "improve the financial health of the people of Scotland via our helpline and education services". La compilation si intitola Glasgow Nights e vede al suo interno nomi "big" come Mogwai, Franz Ferdinand ed Errors, oltre che ad alcune nostre vecchie conoscenze come Sacred Paws e Spinning Coin. Da segnalare in scaletta anche gli interessantissimi Hairband, side-project degli stessi Spinning Coin insieme a membri di Lush Purr e Breakfast Muff.
La compilation si scarica con la formula del "name your price" e i proventi sono per una buona causa. Se non altro, fatelo per i Pastels:
We’re very happy to be part of this project to raise awareness of Money Advice Scotland’s work. It’s a great privilege to be alongside so many other musicians that we admire - never thought we’d ever make it onto a compilation which also has music from Gregory’s Girl. We’ve made it.



martedì 27 marzo 2018

The Pains Of Being Pure At Mixtapes

The Pains Of Being Pure At Mixtapes

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di mettere un po' di musica prima del concerto bolognese dei Pains Of Being Pure At Heart al Locomotiv Club di Bologna. È stata l'occasione per tirare fuori un po' di vecchie canzoni indiepop che non riascoltavo da tempo, e mi sono divertito un sacco a mescolarle con qualcosa di più nuovo. La band newyorkese riassume così tante influenze all'interno del proprio suono, che in poco più di un'oretta era impossibile farcele stare tutte (tipo: ma davvero mi sono dimenticato i Black Tambourine?)
La data bolognese, poi, arrivava un paio di giorni dopo la triste notizia della scomparsa di Patrick Doyle, e quella sera mi era sembrato doveroso rendergli un piccolo omaggio infilando in scaletta almeno una traccia da tutti i suoi numerosi progetti. Il fatto che Kip Berman in persona abbia apprezzato il gesto, non lo nascondo, mi ha riempito di orgoglio twee, e nonostante mi renda conto che sembrerà molto naif, voglio lasciare una testimonianza qui, negli archivi di questo blog che ancora ama insensatamente questo sfigatissimo genere musicale.
Qui sotto la playlist che mi ero annotato live sul telefono appoggiato sul mixer, spero di non avere tralasciato nulla:



Boys Forever - Brian
Comet Gain - Emotion Pictures
The Orchids - Apologies
Moscow Olympics - Cut The World
Glaciers - Winter
Floristry - Baltimore
My Teenage Stride - Living In The Straight World
Literature - Lily
High Sunn - Polaroids
Secret Shine- Temporal
Golden Grrrls - We'Ve Got
Veronica Falls - Teenage
Talulah Gosh - Bringing Up Baby
All Girl Summer Fun Band - Later Operator
Tullycraft - Rumble With The Gang Debs
Sexy Kids - In A Box In A Bag
Bearsuit - Hey Charlie Hey Chuck
The Breeders - Divine Hammer
Alvvays - Your Type
Correcto - Downs
The Royal We - All The Rage
Basic Plumbing - As You Disappear

(mp3) The Pains Of Being Pure At Mixtapes

venerdì 23 marzo 2018

Peripheral vision

WYLDERNESS

Inaugurare un weekend con un sontuoso disco shoegaze, lo so, potrebbe sembrare quasi controindicato. Troppa autoindulgenza proprio quando i tuoi doveri sociali richiedono al massimo grado ripetute ed entusiaste dimostrazioni di simpatia umana potrebbe rivelarsi fatale. Ma la verità è che l'album di debutto dei gallesi Wylderness prende quel lato dello shoegaze più energico e per niente indolente, e lo usa per immaginare canzoni che ribollono, fremono e scalpitano, e che sanno comunque a scintillare molto pop. Credo non sia un caso che la band di Cardiff abbia suonato insieme ai Pinkshinyultrablast, anche loro abilissimi nel maneggiare il lato più "sonico" e stratosferico di una certa idea di musica. I Wylderness, in poderosi pezzi come Sunography o 72 & Sunny riescono a conciliare atmosfere sognanti (hanno dichiarato più volte il loro amore per i RIDE e non si sono sottratti agli omaggi ai numi tutelari Slowdive), con un ritmo incalzante e crescendo vorticosi abbastanza esaltanti. Il disco, che ha già ricevuto benedizioni e airplay da nomi come Huw Stephens e Steve Lamac, è stato registrato insieme a Rory Atwell, ex Test Icicles che ha già lavorato con nomi come Palma Violets, Male Bonding, Evans The Death e YUCK (un'altra band che aveva messo in campo intuizioni affini a quelle dei Wylderness e che poi, purtroppo, si è un po' persa per strada). Un esordio solido, direi pesante, e che si presta benissimo per far esordire anche questo weekend.






giovedì 22 marzo 2018

Indiepop Jukebox: quasi primavera (2)

Kluster - Over My Head

Il primo singolo dei Kluster, da Malmö, è uno degli esordi più sorprendenti che mi sia capitato di sentire di recente. Over My Head, pubblicata dalla Rama Lama Records di Stoccolma (quella dei Steve Buscemi's Dreamy Eyes e dei Delsbo Beach Club), è un furibondo vortice di tre minuti che sembra uscito dalla penna di certi vecchi Broken Social Scene: travolgente e sovrabbondante, ma senza perdere mai il controllo della melodia. Davvero notevole. Il quintetto guidato dalla voce potente di Linnea Hall si è formato nel 2014 e ha già suonato in giro per l'Europa, a supporto di band come Frankie Cosmos e Nicole Sabouné. Io scommetto che ne sentiremo ancora parlare.





Breathe Panel - Carmine

I Breathe Panel sono un quartetto di Brighton approdato la scorsa estate su FatCat. Suonano un indie rock che, a giudicare dalle prime prove, riesce a essere piuttosto solare e luminoso, perfetto per l'inizio della primavera che stiamo aspettando. Il loro nuovo singolo, per esempio, si intitola Carmine e a me ricorda molto gli ultimi Beach Fossils. Anticipa un album di debutto in arrivo il prossimo 13 luglio e chiamato come loro:





VAMPING - DESERT PLANTS

Una tappa in Grecia ormai sta diventando un appuntamento fisso di questa rubrica. Stavolta passiamo dalla Melotron Records di Salonicco che mi fa conoscere questo ragazzo di El Paso, Texas, Broderick Adams, in arte Vamping. Classico progetto "da cameretta", con ispirazione super malinconica Sarah / Creation e suoni che finiscono dalle parti di Wild Nothing, Day Wave e qui e là qualcosa dei primi Radio Dept. Ha da poco pubblicato in cassetta il nuovo disco Desert Plants: "The name of the album was inspired by walking through concentrations of walking stick cactus, prickly pear cactus, ocotillo and other desert flora. I was inspired by the plants' ability to survive such harsh climate and felt a parallelism of this to our ability as humans withstand adversity".





 Shark Toys - Maze

Gli Shark Toys hanno in curriculum uscite per Dead Beat, Emotional Response e Scotch Tapes: il fatto che facciano uscire il nuovo album su In The Red Records mi pare il giustissimo corononamento di una lunga carriera nel giro punk garage-rock di Los Angeles. Si intitola Labyrinth e contiene 14 tracce "sounding like early No Age meets Tyvek on uppers". Daniel Clodfelter, chitarra e voce, è l'unico componente fisso dal 2008 a oggi, e per questa uscita lo accompagnano Emanuel Farias alla batteria e Bill Gray (già nei Mae Shi) al basso. Se ogni tanto sentite partire dei sassofoni impazziti sono a cura di Mikal Cronin. Il singolo che "lancia" il disco è questa fenomenale Maze:






I Jeanines sono un nuovo progetto che vede coinvolto Jed dei nostri cari My Teenage Stride, insieme ad Alicia, che dà voce alle canzoni finora pubblicate via Bandcamp. Atmosfere super twee, tracce che sembrano appena uscite da un flexi di una fanzine inglese circa 1987, testimonianze di un mondo parallelo in cui le Talulah Gosh hanno vinto, e dove siamo tutti incredibilmente più puri e belli.






"If I stay, would you even care? If I leave, would you even care?": insomma, se questa traccia "was written inevitably after a night out” direi che forse non è stato un appuntamento memorabile, ma almeno ci ha regalato una bella perla di classico shoegaze. Kare, prodotta insieme al bassista dei Forever Cult Alex Greaves (già al lavoro insieme a Trash e Seeing Hands), è un nuovo interessante singolo self-released dei bdrmm (avete colto il calembour nel nome di una band che suona proprio bedroom pop? ok), giovane formazione di Hull guidata da Ryan Smith:






martedì 20 marzo 2018

You are always trying to be nice, but is it the right way?

Nap Eyes - I'm Bad Now

I can't tell what's worse
The meaninglessness or the negative meaning
I figured out a way
To get on with my life and to keep on dreaming

Questo povero cuore, "stracolmo di arte annoiata e pigra, fatta di delusione", è stupido. Personaggi che trascinano cuori stupidi non raggiungono la felicità e non se ne capacitano. Cosa ancora più difficile da accettare, l'insoddisfazione è soltanto un'altra faccia dell'insensatezza che sospinge le nostre vite da una parte all'altra. "Pointlessness haunts everyone". Insoddisfazione, amarezza, rimpianto, disappunto: sembra essere questo il campo semantico che occupa la maggior parte di I'm Bad Now, nuovo e terzo lavoro dei Nap Eyes. Eppure, di tanto in tanto, inattesi e fortuiti, prendono luce lembi di mondo che potrebbero rivolgerti - addirittura - uno sguardo pieno di qualcosa di simile alla fiducia. "You'd be surprised at what you can learn just by trying". Forse, tra una solitudine e l'altra, esistono passaggi che non immaginiamo o abbiamo dimenticato. "Last night, my friends surprised me with a gesture of kindness I'd never expect". Cos'è allora a trascinarci via da questi semplici momenti? Perché le persone continuano a cercare negli altri soltanto riflessi di sé stesse? Forse per dimenticarsi che, in fin dei conti, nulla funziona per davvero? "If you play guitar like me into the wind [...] you will also know something to calm your nerves: oh, that it doesn't really matter".

Il comunicato stampa presenta I'm Bad Now spiegando che quella che anima il disco è una "metaphysical quest for self-understanding, despite ostensible bumbling on the physical plane". Sia che passi attraverso le immagini amare della title track, o per il puro gusto per il limerick di Hearing The Bass, o per l'ermetismo di White Disciple, la ricerca dei Nap Eyes sembra avere alcuni seri punti fermi: "far far away life will begin / and the might of night will scatter". Qui e ora, invece, restiamo combattuti tra il farci troppe domande e il farci quelle sbagliate.

Aggiungo una cosa molto banale che mi cattura di questo disco, e che mi rende affascinanti anche i suoi momenti più miserabili e abbattuti: la voce di Nigel Chapman, anche quando non fa nulla per nascondere l'influenza e il debito di Lou Reed sulla musica della sua band ("Lou plays the scale like the man of your dreams / Hearing the bass as you enter your teens / Exit your life recollecting universal themes"), anche quando tocca livelli di impassibilità e indifferenza degni del migliore David Berman, o quando sembra perdersi nel più largo e comodo autocompiacimento alla Yo La Tengo, non perde mai quell'accenno di sorriso bonario, non abbandona mai quel tono tollerante e cordiale, come chi ha ben chiara la consapevolezza di essere nella stessa barca insieme a tutti, e che non saranno quattro canzoni di vecchio, glorioso e polveroso indie rock a farci migliori degli altri, né a salvarci. O forse sì? Ah, questo vecchio cuore stupido.



lunedì 19 marzo 2018

As you disappear

ETERNAL SUMMERS

"polaroid – un blog alla radio" – S17E21

Superorganism – Cut Your Hair (Pavement cover)
Eternal Summers – Forever Mine
Holy Now – Pearl
Belle And Sebastian – Poor Boy
[in collegamento con Andrea “Benty” Bentivoglio per la rubrica “Troppa Braga“]
Astro Children – Nora Flood
The Yellow Traffic Light – Sunset Mezzanine
Say Sue Me – B Lover
BOYS – End of Time
Basic Plumbing – As You Disappear

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domenica 18 marzo 2018

It's time to rehearse our goodbyes

FOLIAGE - III

Domenica pomeriggio di pioggia e di convalescenza, tempo ideale per riascoltare un paio delle ultime uscite della infaticabile Z Tapes, etichetta di Bratislava che sforna a ritmo impressionante cassette di bedroom pop a bassa fedeltà, mantenendo sempre molto alto sia il livello qualitativo sia quello della ricerca.

Foliage è il nome d'arte di Manuel Joseph Walker, diciannovenne di San Bernardino, California, già arrivato al traguardo del terzo album. Walker scrive e registra completamente da solo, e anche le canzoni che anticipano questo nuovo III riflettono un certo atteggiamento malinconico ma curiosamente aperto, come se un senso d'attesa riempisse gli spazi tra le parole e i suoni. Le sue chitarre jangling e le sue melodie distese rimandano abbastanza chiaramente a certe idee del primo Wild Nothing o magari di casa Spirit Goth Records, che non a caso aveva pubblicato il precedente Silence. A quanto dice Walker ina una recente intervista su Impose, "III is the most me record yet, now content with life and not longing for love or a form of relationship. Simply honoring real values and friendships".



Adam Porter, ovvero Starman Jr., a un primo ascolto fa parte dello stesso universo di suoni, forse con una inclinazione narcolettica più accentuata, come dei Real Estate sotto ipnosi, ma a mano a mano che ti immergi nel suo ultimo lavoro, Pearl, ti accorgi che innesta spesso e volentieri piccoli synth sporchi, loop e altri minuscoli glitch, e che la sua voce sembra arrivare spesso da sogni dimenticati. Il cantautore di Oxford, Mississippi, è iper-prolifico, ma questa sua caratteristica "weird" diluita dentro melodie sognanti sembra lontana dall'esaurirsi. Come recitava il motto del suo penultimo lavoro, "wish I was dreamin all the time / but then I couldn't play playstation".

mercoledì 14 marzo 2018

Worlds within walls

THE YELLOW TRAFFIC LIGHT @ SXSW

Tra i tanti artisti italiani presenti all'edizione 2018 del SXSW, in corso in questi giorni a Austin, Texas, ci sono anche i nostri Yellow Traffic Light, che proprio l'altro giorno hanno annunciato l'atteso album d'esordio, Worlds Within Walls.
Il disco arriva dopo due EP e diversi tour che li hanno portati anche fuori dall'Italia, e come anteprima si può già ascoltare il singolo Sunset Mezzanine, una traccia scritta durante un viaggio del cantante Jacopo Lanotte a New York, cosa che in qualche modo mi sembra molto appropriata, dato che il suono della band torinese viene spesso accostato a quello tra shoegaze e dream-pop di band come Beach Fossils e DIIV.
Sono molto contento che i ragazzi si facciano onore negli States, ma con queste premesse non vedo l'ora di rivederli in azione anche dalle nostre parti.

PS: se siete ad Austin, domani sera non perdetevi la festa e i concerti sulla barca di We Were Never Being Boring e BPM!

lunedì 12 marzo 2018

Reflections on the screen

PATRICK DOYLE

"polaroid – un blog alla radio" – S17E20

Boys Forever – I’ll Remember You
awakebutstillinbed – Safe
Frankie Cosmos – Apathy
Girl Ray – The Way We Came Back
The Orielles – I Only Bought It For The Bottle
Bee Bee Sea – This Dog Is The King Of The Losers
Rocketship – The Pains of Being Remixed
The Pains of Being Pure At Heart – Come Saturday
Grrl Gang – Dream Grrrl
Superorganism – Reflections On The Screen
Dent May – Dream For Me

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sabato 10 marzo 2018

Oh yes, you're in charge of what you feel

Superorganism

La più smagliante idea del futuro che avevo una sera qualunque dell'autunno del 1998 stava, con tutta probabilità, dentro un modem 56k che poteva aprire la home-page di Altavista in meno di mezzo minuto. Era una confusa immagine fatta di dj depositari di incredibili saggezze, frenetici spot con il logo di MTV a cartoni animati, stilisti che copiavano i tuoi gruppi preferiti, blando cinismo ancora vagamente redditizio, telefoni cellulari che si ripiegavano e diventavano addirittura più piccoli di un pacchetto di sigarette. Era un futuro imprevedibile di cui non avevamo timore. Le autostrade informatiche si stendevano davanti a noi, ancora promettenti. Stelle cadenti nel logo di Netscape: solo desideri da esprimere, e non ancora meteoriti che colpivano la Terra.
Una sera qualunque dell'autunno del 1998 guidai per un paio d'ore una Y10 4WD (la cassetta di Hello Nasty continuava a girare nell'autoreverse) e arrivai al Vidia di Cesena per vedere i Bran Van 3000 in concerto. L'eco dell'estate di Drinking In L.A. era ancora forte, e potevi avere la certezza che ancora innumerevoli estati, altrettanto formidabili, ci attendevano. Quella notte, quel bizzarro collettivo sul palco fece davvero di tutto per farci credere che sarebbe stato così. Combinavano senza sosta la sovrabbondanza dell'hip-hop, un po' di caleidoscopi elettronici a buon mercato, qualche chitarra aggressiva, fondi di magazzino di jazz e r'n'b sintetico da fast food. Fu un miscuglio sgargiante che riverberò allegro appena un attimo, senza sapere che sarebbe stato presto travolto dalla fin de siècle indifferente.
Vent'anni dopo, a tutti gli effetti una generazione, ritrovo quello stesso gusto per il pastiche pop e ottimista - oggi ovviamente amplificato e appesantito da due decenni di internet, meme, retromania e "realismo capitalista" - in un nuovo collettivo, stavolta più cosmopolita, che fa base a Londra e ha come voce una ragazzina giapponese di 17 anni che vive(va) nel Maine. L'hype cresciuto mese dopo mese intorno ai Superorganism è finalmente culminato nell'album d'esordio chiamato come loro, e che si è rivelato, possiamo dirlo con un sorriso, all'altezza di tutte le aspettative. Per quanto mi riguarda, non posso che ripetere quello che avevo detto la prima volta: all'epoca, la musica dei Superorganism avrebbe potuto trovare posto nel catalogo Grand Royal, ma aggiungo che questo disco è capace di parlare al presente dalla prima all'ultima nota.
Sono dei ragazzi, si affacciano al mondo e realizzano subito che è un gran casino. "Everybody wants you to know their name, everybody wants it, nobody's ashamed" è la prima osservazione, il paesaggio morale nel quale i Superorganism si ritrovano immersi e a cui tentano di reagire. Fa il paio con la traccia successiva: "Out we go into the world of scary eyes and lies / lowkey baby, I’m never feeling quite alright". Quello stesso mondo che non sembra capace di crescerli, difenderli o aiutarli, e che non fornisce altro che via di fuga: "Sweet relief when you grow up and see for yourself: nobody cares". Ma i Superorganism sono qui, nei loro costumi a colori vivaci, supereroi buoni arrivati in nostro soccorso: "We know you feel the world is too heavy / but you can turn it all around if you want". Non è un caso che la canzone che dà il titolo al disco si apra con il verso "When I grow up I wanna be a superorganism". La soluzione non è dentro di noi, se noi restiamo da soli e ci lasciamo trascinare dai giorni: la soluzione siamo noi.
Quei coretti contagiosi di It's All Good o della gioiosa title track che sembrano presi a prestito dai Go!Team; quel passo rilassato di una Prawn Song o del clamoroso singolo Something For Your M.I.N.D. che discendono dai Gorillaz; quella malinconica Reflections On The Screen che rilegge gli Of Montreal per i millennials fintamente apatici nati dopo Tumblr ("It makes me feel alive, sat in bed lit by the light / of a silly gif playing on repeat"); e soprattutto quella voce pigra e indolente (slacker!) di Orono, che non a caso ha dichiarato tutto il proprio amore per Stephen Malkmus, disseminando di inside jokes i testi del disco e regalandoci anche una cover di Cut Your Hair dei Pavement che sembra uscita da qualche jam dei primi Architecture In Helsinki; ecco, tutto questo si somma e si amalgama e si spinge in avanti, come se i Superorganism sapessero qualcosa che noi ancora non conosciamo, non vediamo. Qualcosa che ci parla del futuro, sopra il nostro disordine, la "scena derelitta" e le luci dei router come candele. Non a caso, l'ultimo ringraziamento nei credits dell'album recita "a special shoutout to Tim Berners Lee for creating the internet, our home away from home". Era da tempo che non sentivo tutto questo ottimismo in una band. E la cosa più bella resta la musica (riduttivo a questo punto definirla indiepop) che ne nasce e letteralmente prorompe, piena di luce e stile, travolgendomi.




giovedì 8 marzo 2018

Indiepop Jukebox: quasi primavera (1)

ETERNAL SUMMERS - Every Day It Feels Like I’m Dying

La sorpresa di ieri è stata l'annuncio del ritorno degli Eternal Summers, e cosa ancora più sorprendente, il modo in cui suona questo ritorno: Forever Mine è la cosa più pop mai ascoltata dal trio di Roanoke, Virginia. Quell'attacco di chitarra non può non far venire in mente certi vecchi Phoenix, mentre la morbidezza della melodia mi ricorda addirittura qualcosa di Elvis Costello. Sono curioso di sentire se il resto del disco sarà su queste atmosfere. Il singolo anticipa Every Day It Feels Like I'm Dying..., in arrivo il prossimo 4 maggio su Nevado Music:





BOYS - 'REST IN PEACE'

Dopo due EP molto promettenti, è giunto finalmente il momento dell'album di debutto per Nora Karlsson, in arte BOYS. Si intitolerà Rest In Peace e come la band dalla quale Nora proviene, gli HOLY (già autori di uno dei dischi di pop psichedelico più interessanti in questa prima parte del 2018), uscirà per PNKSLM, data prevista il prossimo 11 maggio. Il nuovo singolo si intitola End Of Time e parte come un dolce pezzo di bedroom pop, poi prende una deriva sintetica a bassa fedeltà e degenera in un lungo vortice ipnotico dentro cui a un certo punto appare anche un sassofono. La musicista di Umeå ha chiaramente deciso di espandere la propria idea di indiepop verso qualcosa di molto più ambizioso, e questi primi risultati sembrano darle ragione:





ta toy boy - This Town

Ogni tanto qualche nome dell'indiepop greco appare a sorpresa anche da queste parti. Per esempio, i Ta Toy Boy provengono da Salonicco e si dichiarano ispirati ai suoni classici Sarah e Creation Records. George Begas, alle tastiere, ed Elias Smilios alla chitarra hanno appena pubblicato This Town, album di debutto su Make Me Happy. La scaletta è un po' altalenante (con un paio di strumentali ad accentuare le indecisioni), ma quando indovinano il giusto equilibrio tra dream pop e predilezioni Eighties, come come in questa Day Night Tomorrow, sanno trovare la chiave giusta e una loro eleganza:






L'idea di saltare dalla Grecia a Jakarta mi piace un sacco, soprattutto tenendo come esile fil rouge l'indiepop. I Peonies sono un terzetto che più twee e solare non si potrebbe, e che con il motto "we cannot swim, we love to sing" ha già all'attivo un album e una manciata di canzoni su Nanaba Records. Questa è la loro nuova e deliziosa Thin Holidays:






Quartetto proveniente da Brighton, i Thyla sono in giro dal 2016 e sono stati segnalati in quelle liste di nomi da tenere d'occhio per il 2018 sia da Huw Stephens di BBC1 che da NME. Il nuovo singolo, I Was Biting, "is about dystopian aspects of modern society and a discontent for it", e li vede spostare il loro indie rock verso suoni sempre più magniloquenti. Non per niente alla registrazione del disco ha partecipato anche Alex Newport, già al lavoro con At The Drive-In, The Mars Volta e Weaves.





BRNDA - thanks for playing

Da Washington, i BRNDA (pronunciato facile: Brenda) si inseriscono in quella linea di euforico post-punk che scende dai Fall fino ai Parquet Courts: composizioni che sanno essere tanto nevrotiche quanto allegramente bellicose, senza trascurare momenti più jangling (ma sempre abbastanza spigolosi). Il 30 marzo esce il loro terzo lavoro, Thanks For Playing EP, in cassetta per Banana Tapes, anticipato da questa House Show:


martedì 6 marzo 2018

When I dance with you

The Pains of Being Pure at Heart

Questa sera al Locomotiv Club rivedremo finalmente dal vivo The Pains Of Being Pure At Heart, una delle band più consistenti e longeve uscite dalla piccola nicchia indiepop nell'ultimo decennio.
Kip Berman ha cambiato pelle diverse volte alla sua creatura, fino all'ultimo The Echo Of Pleasure dello scorso settembre, l'album con il suono più apertamente Eighties di tutta la loro produzione (in un certo senso, un punto d'arrivo dell'idea di musica dei Pains), ma di una cosa possiamo stare certi: il loro pop agrodolce, anche se oggi meno shoegaze e "sonico" rispetto agli esordi, riesce a tenere assieme come pochi altri malinconia e canzoni travolgenti, lacrime trattenute e la voglia di lasciarsi andare.
Interessante anche la formazione che vedremo in azione sul palco del club bolognese: Christoph Hochheim (Depreciation Guild) alla chitarra, Jacob Danish Sloan (Dream Diary) al basso, Chris Schackerman (Literature / Mercury Girls) alla batteria, oltre a Jess Rojas alle tastiere.
Prima e dopo il concerto avrò anche l'onore e il piacere di mettere un po' di dischi, cercando in qualche modo di resistere alla tentazione di suonare per intero la discografia della Sarah Records.
Appuntamento alle 21.30: ci si vede a banco!




lunedì 5 marzo 2018

Those last words

 podcast 'polaroid – un blog alla radio' – S17E19

"polaroid – un blog alla radio" – S17E19

High Sunn – Those Last Words
The Orielles – Old Stuff, New Glass
Insecure Men – I Don’t Wanna Dance (With My Baby)
MGMT – When You Die
Alpaca Sports – Summer Days
Mouse Trap – I Can’t Be What You Need
Okkervil River – Don’t Move Back To LA
Chemtrails – Wishbone
Belle and Sebastian – Show Me The Sun
The BV’s – Be Enough
The Breeders – Nervous Mary
Rainbow Reservoir – Posh Ponytails
Starman Jr. – Take a Chance
The Drums – Meet Me In Mexico
Modern Studies – Mud and Flame
Blueberry – Thought Process
Lätta Regnskurar – 1318

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"I'll remember you"

Patrick Doyle

Negli ultimi dieci anni, le strade di Patrick Doyle e di questo piccolo blog si erano incrociate spesso, praticamente ogni volta che il musicista scozzese pubblicava qualcosa di nuovo o si lanciava in un nuovo progetto, cosa che sembrava accadere piuttosto di frequente, per nostra fortuna.
Da quella prima formidabile conflagrazione che portava il nome The Royal We (sottovalutatissimi), passando per i Correcto (dalla furibonda vita troppo breve) e i Sexy Kids (un solo, prezioso sette pollici su Slumberland di cui fecero una acidissima cover addirittura gli Ought), per arrivare alla sua sua formazione più nota e duratura, i Veronica Falls, fino agli ultimi Boys Forever (ironia della sorte). La musica di ognuna di queste band regalava qualcosa di nuovo, eppure dentro ognuna riconoscevi la sua presenza. Soprattutto, ogni volta sapeva farmi innamorare.
Ieri, purtroppo, è arrivata inaspetta la notizia della morte di Patrick Doyle, confermata dalla stessa pagina facebook dei Boys Forever. Su NME trovate raccolti un po' di messaggi di cordoglio e vari ricordi di amici e colleghi musicisti (Marion Herbain, voce dei Veronica Falls, Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, Kevin Alvir degli Hairs).
Una volta al Covo, mentre smontava il palco dopo un concerto dei Veronica Falls, andai a stringergli la mano, così, senza senso. Non so perché, gli chiesi stupidamente anche se i Royal We si sarebbero mai riformati, anche solo per un concerto, e che era fantastico e incredibile quante band fossero poi nate da quel giro (non dimentichiamo anche Ultimate Painting, Proper Ornaments, Champagne Socialists...). Lui fu paziente, sorrise gentile a questo nerd fuori luogo, ringraziò e rispose che nessuno aveva tempo, che ora si stava concentrando sul prossimo disco e le solite cose, e poi lo lasciai tornare al suo lavoro. Leggere della sua scomparsa mi ha colpito in quella maniera un po' nebulosa e obliqua con cui ti colpisce la morte di qualcuno che non conoscevi, ma che nella tua vita si era ritrovato ad avere in qualche modo un posto. Mi mancherà davvero avere la certezza che, quando meno te lo aspettavi, sarebbe riapparso con un nome nuovo e della nuova meravigliosa musica.

(mp3) The Royal We - I Hate Rock'n'Roll
(mp3) Correcto - Walking To Town
(mp3) Sexy Kids - Sisters Are Forever
(mp3) Veronica Falls - Beachy Head


Boys Forever - I'll Remeber You

venerdì 2 marzo 2018

Nastrone per il treno in mezzo alla neve

Nastrone per il treno in mezzo alla neve

L'altro giorno ero su un treno fermo in mezzo alla neve, senza avere ben chiaro a che ora sarei arrivato. Mentre fuori calava il buio cominciavo a perdere la cognizione del tempo. Guardando i fiocchi cadere sulla pianura indistinta non sentivo nemmeno più la musica in cuffia, tra un annuncio e l'altro del sempre più distante capotreno.
Ho deciso che dovevo riprendermi e fare qualcosa, e con le quattro cartelle di dischi che ho trovato sul desktop ho preparato un nastrone per gli amici di RCDCviva. La neve ha continuato a scendere copiosa ma la playlist mi ha fatto compagnia, e di sicuro ha aiutato Trenitalia a risolvere i problemi dell'emergenza maltempo. Spero piaccia anche a voi:



Tracklist:

Primal Scream - Gentle Tuesday
The Optic Nerve - Ain't That A Man
Comet Gain - Tighten Up!
The Barracudas - We're Living In Violent Times
Girl Ray - Just Like That
Jetstream Pony - Charms Around Your Wrist
My Bloody Valentine - Silvye's Head
Beach Fossils - Closer Everywhere
The Chills - Pink Frost
Todd Congelliere - Carlow Rd
Stephen's Shore - The Sun
The Pastels - Truck Train Tractor
Jake Bellissimo - The State I Think I'm In
Arthur Russell - Don't Forget About Me
Real Estate - Green River
Dwight Twilley - Ten Times
Green On Red - Death And Angels
Hookworms - Shortcomings

giovedì 1 marzo 2018

Let's pretend we're doing fine

The Spook School - Could It Be Different?

"Fuck you, I'm still alive!" è uno di quei ritornelli che diventano inni all'istante (e per un sacco di motivi non solo musicali), come forse nell'indiepop non si sentiva da un po' di tempo. È una piccola cosa incoraggiante: The Spook School sono sempre stati in prima linea quando si trattava di rivendicare spazio per la differenza e la diversità, reclamare diritti e anche il semplice divertimento per chi non è allineato, in primo luogo con i ruoli (fin troppo) tradizionali che la musica troppo spesso ci impone ancora. La band di Edimburgo definisce il proprio genere "queer indie-pop punx" e in questa sua terza prova Could It Be Different? (Su Slumberland negli USA e Alcopop in Europa) lo ribadisce con voce ancora più nitida ed energica.
Se il punto di partenza è il mondo di Bad Year, con il suo caos e la sua insensata corsa verso il peggio, o quello di Best Intentions ("Everything you've got is everything they're taking"), gli Spook School vogliono essere qui per sostenere le battaglie quotidiane con le loro chitarre euforiche, anche quando diventano più amare, a volte quasi emo (come in High School). Ed è una lotta che ti riempie di dubbi: di fronte alla fatica di resistere, ti accorgi che "I keep thinking of myself". Siamo tutti umani, con le nostre debolezze: "we can't keep fighting every single night and it's alright to cry sometimes".  
Ma l'ultima parola per gli Spook School resta una sola: I Only Dance When I Want To, sono io che decido per me e la mia vita. Possiamo ballare e divertirci, possiamo lasciarci prendere la mano dalla nostra interminabile adolescenza ("Teenage hopes are never less than perfect anyway"), possiamo parlare d'amore e corpo (la consueta limpidezza quando trattano di "vita da transgender"), ma la politica di fondo nella musica degli Spook School non cambia, resiste, ed è netta. E questa forse è la vera ragione per cui questo loro disco di pop-punk molto Nineties regge così bene ed è ancora oggi così importante, in questo 2018 che speravamo meglio.